venerdì 10 giugno 2016

Welcome to the machine




"Il sogno dell'essere umano è diventare una macchina"



"La macchina,  modo particolare di esistenza del Capitale, determinato dal suo processo complessivo, in quanto capitale fisso", si presenta non più come elementare mezzo di lavoro ma come  sistema automatico di macchine che incorpora lui il lavoro vivo -in quantità e qualità- nel processo di produzione di valore. In maniera tutta spettacolare, il "lavoro" non è più, portando in là il ragionamento, il lavoro immediato dell' operaio ma è la totalità dei lavori passati -sintetizzati e concettualizzati nel "cervello sociale" e organizzati nella rete delle macchine. Tutto ciò conferma e non contraddice che il valore è impresso nella merce -come un sigillo- da quella minima presenza operaia: lì accanto, il sistema delle macchine, per quanto fantasmagorico, costa esattamente quanto produce.

Se qualcuno ancora si illudesse, quello che era il sapere tradizionale della civiltà del lavoro, le abilità prima dell' artigiano e poi dell'operaio ed inscindibili da essi, ascrivibili nel capitale variabile, sono passate da tempo a far parte quasi esclusiva del capitale costante. Le conseguenze nei rapporti di forza tra classi è sotto gli occhi di tutti, in particolare quando si magnifica il comparto manifatturiero.


domenica 5 giugno 2016

Droghe a marchio CE


Una breve inchiesta sul mondo, ovvero il mercato, della droga in Europa e limitrofi, copiato e rimontato  dalla Relazione sulla Droga 2016 edita dall' Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze (EMCDDA) e integrato da vari articoli di stampa. Dichiaro subito che non ho fini nè proibizionisti nè antiproibizionisti, il Diritto è qualcosa di relativo, io per me farei l'eutanasia di tutte le merci capitalistiche e comincerei a produrre in modo umano per soddisfare i bisogni umani così come si manifestano nel tempo e nello spazio. 

Poichè tutte le merci capitalistiche si producono e circolano per riportare profitto, le merci -o i servizi- illegali sono un punto di vista privilegiato, per l' alto valore estratto in pochissimo tempo, attraverso cui scoprire le stesse elementari regole sottostanti al "normale" funzionamento economico. Le droghe come i pannolini, le mafie internazionali come corporate, in più, e a più livelli, una moltitudine di piccoli imprenditori, penso ai piani bassi dello spaccio, che sgomitano per farsi luce cioè competono con i  concorrenti; se si ragiona alla Saviano, attraverso la dicotomia businnes  legale/illegale, forse il meglio va perso.

Nella mole di dati forniti dal rapporto, abbastanza pallosa, emerge la tendenza delle company che gestiscono il traffico di stupefacenti a livello mondiale a portare verso i consumatori molecole sempre più pure o "enhanced" e ad imporre al consumo le sostanze le cui rotte sono di volta in volta più facili da tenere aperte.

Questo aspetto, quello delle rotte, non viene sviluppato nel rapporto: si accenna appena alle nuove rotte russo-baltica e caucasica-Mar Nero per l'eroina afgana; nulla sulla produzione di marijuana albanese e kossovara; nulla sulla aumentata produzione di hashish libanese e siriano che entra dalla storica rotta balcanica -usata da decenni per eroina e armi; per la cocaina nulla sulla recente rotta che da Colombia, a volte passando dal Venezuela, approda per via aerea o marittima nelle polveriere dell' Africa occidentale e poi in Libia. Corruzione politica, guerra, tecnologie, migranti: tutto serve al businnes!

A supplire alle difficoltà delle mutevoli situazioni geopolitiche  lo sviluppo di coltivazioni "a km zero" per quanto riguarda cannabis e, si ipotizza, papavero da oppio poi trasformato in loco (come facevano i marsigliesi e i siciliani già negli anni '70), oltre ai tradizionali laboratori che sfornano molecole sintetiche sempre più forti e sempre nuove, in parallelo e in certa connivenza con l' industria farmaceutica.

Dal punto di vista  del consumo la tendenza è sommare contemporaneamente l' assunzione di più droghe: canapa, eroina, cocaina, MDMA, metamfetamina, cannabioidi, per tacere del classico alcool a go-go; di tutto di più pur di scappare via da una realtà invivibile - per cascare in una uguale e che si farà ben presto peggiore.---


L’analisi qui presentata descrive un mercato europeo della droga che si conferma resiliente, con alcuni indicatori, per la cannabis e gli stimolanti in particolare, attualmente in ascesa. Nel complesso, dai dati relativi all’offerta si evince che la purezza o la potenza della maggior parte delle sostanze illecite sono elevate o in aumento. La maggioranza dei recenti dati relativi all’indagine sulla prevalenza mostra a sua volta modesti aumenti nel consumo stimato delle sostanze stupefacenti più comunemente assunte. Il mercato della droga è inoltre più complesso: oltre alle droghe tradizionali, infatti, i consumatori hanno a disposizione nuove sostanze, vi sono segnali che i farmaci stanno acquistando maggiore importanza e i modelli di poliassunzione sono la norma tra coloro che hanno problemi di droga. Gli sforzi di interdizione sono messi a dura prova dal fatto che la produzione di cannabis, droghe sintetiche e persino alcuni oppiacei e nuove sostanze psicoattive ora avviene in Europa, vicino ai mercati dei consumatori.

lunedì 25 aprile 2016

I due trattati transoceanici



Da Angelona Merkel, alla Hannover Messe, è arrivato un Obama a fine mandato a discutere di scottanti questioni, prima e prioritaria fra tutte il TTIP che, assieme allo speculare TTP, erano i due cardini della politica estera del Presidente USA. Se il TTP pone un cordone sanitario a contenere l' espansionismo cinese nel Pacifico, il Ttip cerca di limitare commercialmente oltre ai cinesi anche il gigante russo ora in difficoltà.  Ma più che l'imperialismo americano, legittimo come quello di tutti gli altri, sono i tempi di crisi nera dei profitti che sembrano farla da padrone su alcune scelte che la Germania dovrà fare in tempi stretti. In Ucraina come altrove la situazione può evolversi molto velocemente.

Le questioni sono tutt' altro che chiare: secondo un sondaggio della Bertelsmann Stiftung, il sostegno dei tedeschi a favore del Ttip -il trattato transatlantico di libero scambio- e del libero scambio in generale è crollato in due anni rispettivamente dal 55% al 34% e dall’88% al 56%. Questo la dice lunga sulla posizione scomoda di una Angela Merkel che si deve barcamenare tra una sempre meno scontata fedeltà atlantica, al netto di intercettazioni e big data, e una nuova collocazione europea e mondiale della sua Germania. E poi c'è la concessione dello status di economia di mercato alla Cina, su cui l'indecisione è tanta.

Insomma un guaio dietro l'altro e, considerando anche le questioni più strettamente europee -debito dei paesi latini, brexit (una bufale propagandistica più che altro), polemiche con la BCE ecc- forse il progetto originario di kerneurope di Schäuble (un gruppo core di paesi allineati agli standard  economico sociali tedeschi, l’Europa del nocciolo duro, a cui far seguire, in quale modo non lo sanno, un serpentone di economie progressivamente meno virtuose) potrebbe essere l' unica via praticabile, dopo le elezioni politiche dell'anno prossimo. Eppure una soluzione come questa non raggiungerebbe assolutamente la massa critica di capitali necessaria per l' attuale livello della competizione mondiale. A Berlino lo sanno ma pare non  vogliano assumersi l'onere delle tensioni che la loro stessa proiezione economica internazionale suscita, aspirerebbero a rimanerne al riparo senza esporsi troppo.

Questo recente articolo di Fabrizio Maronta riassume bene i termini economici e politici dei due trattati transoceanici, ponendo l'accento sul calo impressionante degli investimenti diretti esteri (anche se recentemente c'è stata una piccola accelerazione) e del totale degli scambi commerciali. L' autore sintetizza la situazione nella frase: "L’uso del commercio in chiave geopolitica abbisogna di un presupposto fondamentale: che vi sia di che spendere". In realtà il presupposto è che vi sia da guadagnare.


1. Correva l'anno 2001, 11 dicembre. Esattamente tre mesi prima gli attentati di New York e Washington avevano innescato una catena di reazioni destinate ad alterare profondamente gli equilibri globali. Ma al Centro William Rappard di Ginevra, sede dell’Organizzazione mondiale del commercio (Wto nell’acronimo inglese), andava in scena un evento non meno gravido di conseguenze. Quel giorno la Cina diveniva ufficialmente il 143° Stato membro della Wto e un negoziatore europeo, evidentemente conscio dell’enormità del fatto, si chiedeva se fosse «la Cina a entrare nella Wto o la Wto ad aderire alla Cina».

domenica 3 aprile 2016

La fantomatica coscienza di classe (6)








trad: "cchiù pilu pe' tutti"


Farla finita con il valore di scambio e pure con quello d'uso, chè al Capitale quello che non l' ammazza l'ingrassa.

Olympe ha ben scritto: "la crisi toglie razionalità al Capitale" ma, interpretando più cautamente le questioni poste, con una iperbole (presa dal titolo di un saggio scrauso) "il capitalismo potrebbe avere i secoli contati". Proprio in virtù della sua natura di totalità oggettivizzata, sociale e astratta, in cui non c'è una testa da tagliare, il Capitale si espone alla trasformazione radicale e al contempo la nega come immediatamente storica: lo stesso rappresentarsi la rivoluzione sociale, se non proiettata  internazionalmente, appartiene al suo oscuro ventre ed in quanto tale ne ricalca le linee, mentre chiamo comunismo il processo che non alcuna radice nel maligno dominio del Capitale.

lunedì 28 marzo 2016

I fondi sovrani e la sindrome olandese

Cosa sono i fondi sovrani ? Se ne sente parlare a volte come gigantesche entità finanziarie che si muovono sui mercati alla ricerca di profitto e che muovono con loro le quotazioni di valute, indici e azioni. Tutto vero ma non finisce lì.  Il lungo estratto che segue (sforbiciato dal sottoscritto) ci spiega meglio la loro genesi e funzione e in particolare le loro correlazioni con le politiche monetarie e fiscali dei paesi che campano di rendita petrolifera.

Negli stati rentier, tramite l' azione dei fondi, si fa la scelta politica di affiancare alla rendita (petrolifera o mineraria) la rendita (finanziaria) e, pur diversificandole, non si sviluppano filiere per la produzione di nuove merci industriali, ovvero di plusvalore primario. Che è poi quello che costringe l' intera società a muoversi estesamente, sganciandola almeno in parte da chi invariabilmente amministra i proventi del oil export con la distribuzione di prebende. La tendenza a contrarre il male olandese* a mio modo di vedere rimane alta, così come -in tempi di alta volatilità- quella di sbagliare investimenti e di portare a casa ingenti perdite finanziarie. 

*Il “Dutch Disease” è stato quello dell’andamento dell’economia olandese a seguito della messa in produzione del grande giacimento a gas di Groningen. La sindrome è nota. La crescita improvvisa del settore energia si riflette in un declino del settore agricolo e di quello manifatturiero; il settore energia che cresce drena capitale dagli altri settori e ne aumenta i costi di produzione; le esportazioni in crescita rafforzano la moneta nazionale; il rafforzamento della moneta deprime la competitività internazionale delle produzioni interne di manufatti a vantaggio dei beni e delle merci importate; infine l' organizzatore statale si addormenta sugli allori delle abbondanti entrate fiscali e perde l' attenzione per i sempre nuovi imperativi posti dal andamento economico internazionale ---


I fondi sovrani (sovereign wealth funds, Swf), a discapito della loro crescente rilevanza, restano un oggetto relativamente misterioso. In generale, i fondi sovrani sono un gruppo eterogeneo di istituzioni finanziarie di proprietà pubblica che investono surplus fiscali o avanzi commerciali con logiche di accumulazione e diversificazione. Nello specifico, si tratta di fondi che originano principalmente dalle esportazioni delle commodities, in particolare petrolio e gas. Non a caso, buona parte dei fondi sovrani sono sorti in paesi e regioni del mondo ricche di risorse naturali quali il Golfo Persico, la Norvegia, la Russia ma anche la Malesia e il sultanato del Brunei. A fianco di questa prima categoria di fondi sovrani, vi sono quelli che non hanno origine dalla rendita delle risorse naturali, ma dalla capacità di penetrazione nei mercati esteri in una varietà di comparti differenti. Ne costituiscono esempi concreti i fondi dei grandi paesi esportatori come Cina, Singapore, Corea del Sud, e alcuni dei fondi di altri paesi emergenti.

sabato 26 marzo 2016

La faglia dell' Europa di mezzo



Continuo ad occuparmi dei punti di frizione su cui una non ancora nata Europa politica rischia di rivelarsi una gravidanza isterica. In questo articolo di Limes di febbraio si delinea bene il complesso intreccio di rapporti che fanno dell' Europa orientale, zona per secoli schiacciata ad est dalla pressione degli imperi (ottomano e russo) e la spinta imperialista dei paesi occidentali a capitalismo più evoluto (Germania, Francia, Italia per l'area balcanica), un possibile punto di caduta; in particolare in Ucraina dove Nato (con i contrapposti interessi intestini) e Russia si fronteggiano direttamente. Europa di mezzo, paesi, società civili, portati ad avere uno sguardo di levantino, mal celato disprezzo sia per gli invasori orientali che per i colonizzatori occidentali.

Questo il retaggio storico su cui però interagisce un fenomeno nuovo, non nuovissimo, che si chiama globalizzazione capitalistica. La formazione del mercato mondiale era quasi fatta ai tempi di Lenin, tant'è che egli stesso ci ha lasciato importantissime analisi in proposito. Poi questa evoluzione fu rimandata a ulteriore stagionatura dalle due guerre mondiali e dal crack del '29 (un unico match in tre riprese). Ma questi stessi eventi -in altri termini il periodo keynesiano che va dall' avvento delle dittature e il new deal fino alla fine della guerra fredda- si vede bene a posteriori  come, più che negarla, furono preparatori all' avvento di una più vasta e meglio compiuta integrazione dei vari mercati nazionali e regionali. Oggi, di ritorno, il frullatore della competizione globale scrive e riscrive tradizioni, costumi, identità e anche confini nazionali, teso com'è alla formazione di aree capitalisticamente, cioè socialmente, sempre più omogenee in concorrenza fra loro.---


Tra Mosca e Berlino qualcosa è tornato ad accendersi. Nello spazio racchiuso fra la Moscova e la Sprea, là dove la sbornia post-guerra fredda e l’ingenua euforia dell’allargamento europeo erano fino a poco fa moneta corrente, le potenze esterne all’area e gli stessi Stati che la costellano hanno innescato competizioni, rivalità, strategie di corteggiamento e di bilanciamento. In questo nuovo teatro di conflitto cozzano i progetti e le proiezioni di alcune grandi potenze che vi riverberano le tensioni reciproche maturate in altri scacchieri, intrecciandosi con le manipolazioni degli attori locali. L’innesco di una simile tettonica a zolle è dovuto a due eventi rivelatori di fenomeni di lungo periodo.

mercoledì 23 marzo 2016

Aria di Grand Bargain allo scorso G-20 di Shanghai

Dopo il "big short" invernale le decisioni prese nelle ultime settimane dalle più importanti banche centrali del pianeta segnalano una piccola svolta nella guerra valutaria globale. La politica alla riscossa sull' economia ? Una rondine non fa primavera, storicamente non si esce dalla crisi se la distruzione di valore non sarà all' altezza: il redde rationem sul debito complessivo (finanziario, statale, industriale) è un' ombra onnipresente.---

Mi viene il sospetto che l’outcome del G-20 di Shanghai di 3 settimane fa, sia stato, alla fine, assai meno astratto e retorico di quanto osservabile  sulla base dei comunicati stampa. Ai tempi, molti osservatori avevano ritenuto che gli accenni ad una coordinazione delle politiche monetarie e fiscali (” We will consult closely on exchange markets” ; “we will not target our exchange rates for competitive purposes”) fossero troppo generici e indeterminati per costituire un cambio di stance.

 Eppure nelle  3 settimane successive abbiamo visto:

-L’ ECB virare distintamente verso il credit easing, sottolineando che la  leva dei tassi (e quindi la svalutazione) hanno in sostanza esaurito lo spazio in questa fase.
-La BOJ astenersi dal intervenire ulteriormente sul policy mix, nonostante lo yen scambiasse sui massimi da 15 mesi contro $
-La FED segnalare un ulteriore rallentamento del percorso di normalizzazione dei tassi, mostrando un’insolita attenzione per gli sviluppi finanziari globali e un’inedita rilassatezza nei confronti dell’inflazione.
-La PBOC, per contro, tagliare la  riserva obbligatoria subito dopo il  summit, incrementare le  iniezioni di liquidità, ma soprattutto gradualmente rafforzare lo yuan.

domenica 13 marzo 2016

L'euro si sottrae alla guerra monetaria?

tutti vogliono la stessa cosa...

All'interno della caduta, appunto, tendenziale del saggio di profitto le controtendenze non sono semplici escamotage ma segnano significativamente sia le fasi espansive sia quelle di maggior criticità che il processo d'accumulazione continuamente pone. L'esportazione di capitali "maturi" verso terre più vergini, verso altri luoghi -o altre funzioni- più friendly in cui riprodursi è un effetto controtendenziale e al contempo anche causa del necessario ampliamento della sfera d'influenza fino alla  formazione del mercato mondiale -in cui si apre alla crescita capitalistica di alcune aree e la stagnazione o la decadenza di altre, in virtù di uno sviluppo che deve essere diseguale, altro che rapporti win-win.

mercoledì 9 marzo 2016

La crisi italiana del 1964


Propongo qui un interessantissimo studio su un momento particolare del capitalismo italiano in cui notare l'insorgere progressivo di alcune problematiche che fino ad oggi la società borghese italiana ancora non ha affrontato: la lista Falciani testimonia come dati a 50 anni la necessità dell' allocazione di capitali -da tutta Europa, ben inteso- verso la sfera finanziaria delle fiduciarie e banche svizzere. La finanziarizzazione dell' economia "reale" risponde a logiche ben precise, prime fra tutte la inadeguata redditività media dell' investimento industriale congiunta all' imperativo della ristrutturazione del capitale tecnico. L' autore qui ha saputo cogliere uno dei momenti chiave di un processo che, chiudendo il boom del dopoguerra, ci conduce, attraverso molte peripezie, alla stagnazione attuale.

La crisi che si produsse in Italia nel 1964 e la reazione che il capitale nazionale organizzò per superarla, mostrano in concreto quanto contraddittoria sia la dialettica dell’accumulazione capitalistica. Qui di seguito ci limitiamo a ricordare i momenti essenziali di questo concreto processo. Dopo un ciclo espansivo durato circa un decennio, l’economia italiana, i cui indiscutibili successi si erano fondati sul binomio salari bassi-esportazioni, accusa già alla fine del ‘63 un rallentamento che alla fine dell’anno successivo assunse i chiari caratteri della crisi. Questa crisi ha avuto importanti risvolti sia sul terreno strettamente economico, con l’avvio di una significativa stagione di ristrutturazione tecnologica delle grandi imprese, con una più incisiva concentrazione del capitale e con lo sviluppo di un seppur ancora troppo ristretto sistema creditizio moderno; sia sul piano degli equilibri politici e sociali del paese, con la nascita del secondo centro-sinistra e l’apertura di una lunga stagione rivendicativa incentrata sulla richiesta di aumenti salariali. La caduta del saggio del profitto trova puntuale riscontro nelle cifre (in aumento progressivo) relative all’esportazione clandestina dei capitali, la quale tradiva la relativa arretratezza del capitalismo italiano di quei tempi, e alla speculazione edilizia. Qualche anno dopo Sylos Labini scriverà in un noto saggio che «speculazioni edilizie, esportazioni di capitali ... sono aree economicamente inquinate da un punto di vista capitalistico», fenomeni che egli, gramscianamente, spiegava con la “solita” arretratezza del capitalismo italiano (93), palesando con ciò tutto il moralismo e tutta l’ignoranza di cui è capace la “scienza” economica borghese odierna, soprattutto quella di “sinistra”.

domenica 6 marzo 2016

Tecnologie emergenti

E' come se un fabbricante il quale, sfruttando una nuova invenzione prima che sia stata divulgata, vende a prezzo più 
basso dei suoi concorrenti e tuttavia al di sopra del valore individuale della sua merce; in definitiva utilizza come
plusvalore la produttività specifica che è più alta, del lavoro che ha adoperato, ottenendo così un sovrapprofitto.

L’operare di un numero piuttosto considerevole di operai, allo stesso tempo, nello stesso luogo (o, se si vuole, nello
 stesso campo di lavoro), per la produzione dello stesso genere di merci, sotto il comando dello stesso capitalista,
 costituisce storicamente e concettualmente il punto di partenza della produzione capitalistica.


Lo sfruttamento capitalistico di un paese sull'altro è basato principalmente sulla superiorità tecnologica e organizzativa. Questo articolo, un pò lungo, tratto da fonti militari ufficiali, illustra quasi candidamente  le linee di ricerca e sviluppo individuate come più promettenti in termini di competizione industriale -che si prolunga in un positivo fattore tattico militare. Inutile dire che sono tutti in corsa per le “unmanned technologies”; in particolare le ICT vanno a compiere quel tipo di concentrazione -dislocata- di Capitale che assomiglia sempre più al concetto come immaginato da Super-Carlo ("nello stesso campo di lavoro"). Non ci sono limiti fisici al processo di valorizzazione!
Per tornare all' articolo, quasi divertente il contrappunto dei possibili ostacoli legislativi e fiscali richiamati dall' autore; ciliegina sulla torta, nel finale, il richiamo alla concorrenza sleale e a deprecabili fughe di segreti industriali che potrebbero avvantaggiare non meglio precisate aziende di paesi "emergenti". Come se tutti non spiassero tutti!


Le tecnologie emergenti che hanno una maggiore influenza, per il fatto di fungere da raccordo ad altri sistemi e piattaforme, sono senz’altro quelle legate alle Information and Communication Technologies (ICT), quindi principalmente l’informatica ed internet. La nuova frontiera è rappresentata dal cloud computing, LTE 4g/5g, “big data”. Il futuro di internet è nella Internet of Things e Internet of Everything. La “messa in rete” di oggetti fisici presuppone anche una maggiore protezione e sicurezza delle reti, soprattutto nel caso di Infrastrutture Critiche Nazionali che saranno sempre più collegate e, quindi, sempre più vulnerabili ad attacchi. Attualmente gli attacchi informatici riguardano soprattutto le banche e i sistemi finanziari e Zeus è il principale malware, ma mentre il cosiddetto Haktivism sta iniziando a diventare una minaccia reale, la minaccia più seria riguarda gli enti come gli ospedali e le ASL, verso i quali si moltiplicano a livello esponenziale gli attacchi, perché contengono dati sensibili, come i dati medici, senza avere un livello di protezione sufficiente.