Per quel che ne so, non si è votato sul pessimo programma del Labour ma sul "finiamo questa storia: prima usciamo e poi vediamo". In ogni caso la Gran Bretagna non ne esce bene -la grana scozzese aspetta solo le prossime elezioni 2021 per scoppiare- e persino i Tory, inglobando ora tanto voto working class, ne uscirà totalmente trasformato. Nel loro programma si è preventivamente sorvolato sulla spesa pubblica.Il progetto EU ne esce anche peggio.Dalla tradizione di sinistra non solo è opportuno congedarsi ma occorre congedarsi velocemente pure dal congedo stesso. Se il termine di paragone rimane la sinistra borghese, variamente mutaforma e invariabilmente al fianco dello status quo sociale -mentre avversa senza vittorie quello politico, si vivrà oscillando fra "prima era meglio" e "un altro capitalismo è possibile", un opportunismo strutturale insomma, respingendo ciò che è inusitato in questo tempo feroce.
Questo è un mio commento scritto a proposito della vittoria di Bojo alle elezioni nel Regno Unito e della speculare disfatta dei laburisti. Sotto invece articolo di Limes in cui si ricapitolano le tappe che portarono al progetto europeo, argomento già trattato abbondantemente nel blog, tanto per ribadire quanto poco ci sia da confidare nel futuro del vecchio continente, tra un pò ci sarà anche il tweettarolo a darsi da fare---
Uno spettro si aggira per l’Europa: lo spettro della disintegrazione. Potenti tendenze centrifughe
scuotono oggi dalle fondamenta l’Unione Europea, oscurando il solare e
ingenuo ottimismo di quanti all’alba del nuovo millennio avevano
salutato l’introduzione dell’euro e l’allargamento verso est come l’annuncio di un’Europa ormai geopoliticamente e culturalmente unita. L’Unione, questo si diceva, non solo si stava affacciando sulle grandi questioni di sicurezza e difesa,
ma con l’affermazione della sovranità monetaria su diversi paesi
europei aveva raggiunto un monopolio finora riconosciuto solo agli Stati
nazionali. La cultura politica del totale ottimismo, come l’ha definita
Majone 1, dominava il dibattito politico, accademico e
mediatico. «L’Europa ha garantito cinquant’anni di stabilità, pace e
prosperità economica», diventando «un modello di integrazione regionale
in tutto il mondo», dichiarava trionfalmente il Libro bianco sulla «governance europea» della Commissione (2001).