domenica 11 agosto 2019

Summertime

Tempo d' estate, tempo di mare. Pare s' andrà votare, anzi forse no. Propendo per un governo del presidente che in fondo va bene a tutti, anche ai dirigenti leghisti, cioè praticamente l' incarnazione della maggioranza di chi va a votare. Nel paese dove vivo, poche migliaia di anime in quel centro italia che consuma esattamente quanto produce, di tradizioni comunista quanto democristiana, la lega alle europee ha preso il 42%. Alle politiche la media nazionale. Qui vanno a votare dicendo che un secolo fa i fascisti, quelli passati alla storia intendo, picchettarono i seggi per impedire il voto. Non ho neanche la forza di obbiettare che forse a distanza di un secolo almeno il sospetto che già allora andare alle urne non fosse stata una gran idea gli sarebbe potuto venire. Andarci oggi poi. Non fossi così spossato mi piglierebbe una risatina ilare.
 
La situazione economica internazionale invece mostra crepe sempre più ampie: la earning season americana ha visto in parte fallire e in parte confermare le previsioni sugli utili del trimestre scorso  ma quello che risalta di più è la generalizzata riduzione delle prospettive per i prossimi trimestri, un abbassamento della guidance che coinvolge tutti i rami produttivi inclusi i beni ciclici.

sabato 15 giugno 2019

Shangai Cooperation Organization

Se non fosse che sono antagonisti per antonomasia,  si potrebbe pensare che "per Donaldone so' cazzi" . Ma l' egemonia ha intrapreso da tempo altre strade, anche se ancora oggi non si può prescindere completamente dalla geografia e dalla demografia. Anzi, mi viene da dire che, fra questi tre, due adottano usano strategie di dominio saldamente ancorate a terra. Putin, debole finanziariamente ma muscolarmente veloce nel proiettarsi militaremente fuori dai confini con tattiche molto efficaci; Xi Jinping invece ha una certa forza finanziaria (meno di quel che si pensa) ma soprattutto industriale e tecnologica e vede riuniti nella SCO praticamente tutti i paesi coinvolti nella Belt and Road Initiative. Modi è  quello che si vede nella foto: un paese enorme e dalle enormi potenzialità, l' unica democrazia rappresentativa per altro, a cui per ora tocca attendere facendo nel frattempo molta attenzione.---


domenica 9 giugno 2019

For what it's worth - il massacro di Pechino





 There's something happening here
What it is ain't exactly clear


Proseguendo nella linea editoriale modello "gazzettino finanziario mondiale", ho trovato questo bel grafico che ci illustra che il nero sull' economia capitalistica è appena agli esordi, prima che l' accordo sul commercio fra USA e Cina saltasse:

"Il mercato nel mese di Maggio ha fatto suonare la sveglia un po per tutti: "Houston, abbiamo un problema." Ed a mio parere la Fed può pure tagliare n volte... ma l' impatto a questo giro sarà molto debole nei fatti, se non buono per fare (appunto) qualche rimbalzello per un po' di brivido in più. Questo lo dico perché la tipologia di slowdown che si trovano di fronte stavolta non è un semplice rallentamento fisiologico da fine ciclo... ma è un qualcosa di autoinferto... qualcosa che impatta sulle supply chains costruite negli ultimi 20/25 anni e che avrà, se non si fermano in tempo, degli impatti epocali sulla geografia dei flussi commerciali e sulle architetture di interi sistemi paese. Insomma, non è per nulla uno scherzo. Le banche centrali possono al massimo attutire (forse) l' impatto ma il botto lo si sentirà certamente. Hai voglia a tagliare i tassi... se il global trade collassa (come sta accadendo dati alla mano...) purtroppo hai poco da fare."

Ora cambiamo argomento, ma non troppo, perchè tutto si tiene. Dal sito Chinafiles una ricostruzione di Tian' anmen (e scopriremo che è meglio chiamarlo "il massacro di Pechino" ) 30 anni fa, in quel particolare 1989, quando parecchi operai e molto pochi studenti si stufarono di una vita invivibile, così com' è sottoposta agli scossoni che ogni fase dello sviluppo capitalistico impone ovunque. Tutti vogliono vivere in pace, solo che per i più proprio non si può.---



Crediamo un po’ tutti di sapere qualcosa di quanto è successo in Cina, in particolare a Pechino, trent’anni fa. Classifichiamo genericamente i «fatti di Tian’anmen» come caratterizzati da proteste e richieste di riforme democratiche da parte degli studenti e dalla dura risposta del Partito comunista che portò al «massacro di Tian’anmen».
Sappiamo anche che Pechino ha cancellato quelle giornate dalla storia: non se ne parla, non se ne può parlare, non si trova niente al riguardo sulla rete cinese «armonizzata», ma non sarà più facile trovare un giovane cinese che ne sappia qualcosa. Questi sono tutti fatti piuttosto noti. In verità, però, nelle giornate di maggio e giugno 1989 confluirono molti più elementi.
Intanto in piazza c’era molta gente, studenti e non solo. Certo, le storie dei «leader» della piazza pechinese hanno avuto ampia attenzione mediatica anche anni dopo i fatti: alcuni sono riusciti a scappare, grazie alla solidarietà di molte persone; alcuni hanno raggiunto Hong Kong e da lì sono poi volati negli Stati Uniti.


domenica 19 maggio 2019

Il capitalismo non è eterno

È per sottrarsi a questo fato minaccioso che uomini, che, or sono quarant'anni, non vedevano salute che nel libero scambio,
oggi invocano con fervore il protezionismo pur tentando mascherarlo coi nomi di «commercio leale» e di reciprocità di tariffe. 


Alla fine il trade deal USA-Cina non è andato in porto, e comunque non sarebbe stata che una tregua. Le avvisaglie sono state quei inaspettati cedimenti americani sulla vitale questione della proprietà intellettuale, annunciati a fine aprile. Una finta, in realtà si chiedeva che  la Cina ammettesse implicitamente il furto e l' hackeraggio di brevetti USA. I cinesi si sono incazzati e hanno fatto saltare il banco. A me sembra che sia una prova di forza dei cinesi che forse ipotizzano di ridiscutere la questione con un altro presidente americano.

La risposta dura su Huawei degli americani e poi in controrisposta la svalutazione dello yuan, unitamente ad una asta di obbligazioni 10 anni americane andata vuota, hanno definitivamente chiuso la trattativa. In seguito a questo anche l' apertura di un fronte europeo dei dazi da parte di Trump è rimandata, questa è una buona notizia per gli europeisti.

Si chiude con questo articolo tratto dall' ultimo numero on line di n+1, il sito è quinterna.lab. Trovo che la rivista, radicata nelle vicende della sinistra comunista italiana, sia  un ottimo punto di vista per guardare al nostro complicatissimo presente, gravido di difficoltà come di possibilità. Devo dire che a volte vi trovo un uso disinvolto del marxismo, ma fa niente. Preziosa la visione di insieme che si offre, in particolare di una politica che letteralmente non gliela fa più a starci dietro.



Nella migliore delle ipotesi l'inconsistente anticapitalismo odierno si basa su di una critica morale a una cattiva ripartizione del reddito. L'operaio sarebbe sfruttato perché pagato "poco". Subito dopo, nella corrente scala dei valori, viene la teoria del cosiddetto attacco padronale: il capitalismo sarebbe un sistema taroccato per avvantaggiare i capitalisti a spese dei lavoratori. C'è chi dice, addirittura, che siccome nella formula del saggio di profitto il capitale costante e quello variabile (impianti e salari) sono al denominatore di una frazione, i capitalisti tramerebbero a favore della guerra generale, in modo da riequilibrare il sistema distruggendo capitale e ammazzando operai.

lunedì 6 maggio 2019

Le banche centrali hanno rotto il capitalismo

Articolo da Bloomberg di Alberto Gallo, portfolio manager di una nota società di intermediazione finanaziaria. Si mettono in evidenza  con una certa drammaticità le palesi incongruenze legate allo strettissimo stradello che porta al profitto nei  paesi a capitalismo maturo -dove nei secoli si sono depositati capitali su capitali che ora, come colesterolo, otturano lo scorrimento del plasma vitale:  la pietra filosofale del plusvalore che fa diventare oro tutto ciò che tocca, il balsamo che tutti i cancri guarisce

Ovviamente la scienza economica borghese non va così tanto per il sottile, non distinguendo tra profitto e plusvalore; non di meno la gestione della massa monetaria  e dei tassi d'interesse va ad incidere profondamente non solo sui margini di profitto ma anche testimonia della qualità capitalistica dell'area interessata. Attraverso la ragnatela dei flussi finanziari che investono in titoli di stato si controllano da remoto scelte politiche ed economiche, nella decisione su quale debba essere il tasso d' interesse si racchiudono i rapporti di forza tra i vari aggregati capitalistici, ognuno al suo grado di potenza o meno. L' ineguale sviluppo nessuno lo può lenire se non trasferendolo altrove.


È passato un decennio da quando la Federal Reserve e altre banche centrali hanno iniziato a tagliare i tassi di interesse a zero - o anche sotto - e iniettando quantità senza precedenti di denaro nel sistema finanziario globale tramite un allentamento quantitativo. E mentre gli stock globali sono a livelli prossimi o vicini, le banche centrali di tutto il mondo stanno abbandonando sempre più le loro speranze di normalizzare la politica con il rallentamento della crescita economica. Inoltre, i livelli di debito pubblico e privato sono più alti che mai.

martedì 30 aprile 2019

Tecno politica








 Da Aspenia a cura di Niccolo Serri

È interessante analizzare il cambio di paradigma prodotto dall’intelligenza artificiale prendendo in considerazione come le principali potenze stiano raccogliendo la sfida tecnologica dell’IA nell’ambito della propria strategia di sicurezza nazionale. In un quadro da nuova guerra fredda che vede Stati Uniti e Cina opposti in una lotta per l’egemonia di questo nuovo settore, l’Unione Europea resta indietro. Il vecchio continente manca di dinamicità e di grandi imprese ad alta tecnologia. Soprattutto, investe poco in IA. Per risollevarsi, Bruxelles dovrà investire con più decisione su un modello di sviluppo etico delle nuove tecnologie, culturalmente compatibile con i propri valori.

sabato 13 aprile 2019

In Libia inusitate strategie

Povera Italia! barzellette di un paese in forte crisi di rendita quindi di identità capitalistica, altro che storie. In ottima europea compagnia, mi vien da dire. Di seguito uno sconsolato Lucio Caracciolo ci illustra la costante della nostra secolare politica estera: fiutare da che parte tira il vento nel consesso internazionale senza una vera bussola. Non che da parte mia accusi nessuno di sotto-imperialismo, è che se non ci fosse da piangere mi verrebbe da ridere.



“Splende la pace in Tripoli latina, recando i dromedarii un sacro odore”

 È passato poco più di un secolo da quando Gabriele d’Annunzio così sobriamente cantava la conquista italiana della quarta sponda, su cui Italo Balbo avrebbe poi inventato la Libia. Di latino, o meno aulicamente d’italiano, a Tripoli e in quella che gli atlanti continuano a designare Libia – di fatto uno spezzatino geopolitico conteso tra milizie, etnie, tribù varie, e dalle potenze esterne che le sponsorizzano ai propri fini – è rimasto davvero poco.

domenica 24 marzo 2019

L' isola dei rifiuti

Anch' io, in un impeto mondano, do il mio contributo alla lotta contro il cambiamento climatico. Un pò mi vergogno, rispetto ai consumi personali sono sempre stato parecchio rilassato e, stante il fatto che non ho aspettato la crisi per non arrivare a fine mese, mi piace esagerare e non riesco ad avere per nulla la schiena diritta: tutto quello che il capitalismo produce a mio avviso va provato, assaggiato, toccato, visto ecc. Insomma sono corrotto fino al midollo e poco sensibile alla sobrietà e ai richiami ad un mondo più pulito.  Epperò non mi può non tornare in mente che la ricchezza, nel attuale modo di produzione, si presenta come un' immane raccolta di merci. Fatto il salto mortale, realizzato il loro valore sociale di scambio, probabilmente consumato il loro valore d' uso, eccole qui che ne tornano gli esoscheletri vuotati; le correnti oceaniche li hanno riuniti in una sterminata indistruttibile  colonia. 


Molti forse ignorano la sua esistenza: la grande "isola di plastica" del Pacifico è un enorme accumulo di spazzatura galleggiante (composto soprattutto da plastica) situato nell'Oceano Pacifico, che secondo le ultime stime continua a crescere in maniera inarrestabile. Le navi e gli aerei della fondazione olandese Ocean Cleanup l’hanno percorsa in lungo e in largo e hanno contato 80mila tonnellate di frammenti in un’area grande tre volte la Francia. La massa di spazzatura e plastica, concentrata dalle correnti, approssimativamente fra il 135º e il 155º meridiano Ovest e fra il 35º e il 42º parallelo Nord, è rappresentata dalla superficie di oceano in cui la concentrazione di rifiuti supera il chilogrammo al chilometro quadro e, fattore preoccupante, è 16 volte più alta rispetto a quanto si stimasse fino a ieri.

domenica 10 marzo 2019

Surprise index

Stamattina, nella mia personale veloce rassegna stampa dei pochissimi blog che leggo regolarmente, mi ha irritato trovare già affrontati tutti quei temi a cui vagheggiavo dedicare questo post di oggi: transizione verso il nuovo modo di produzione, Algeria - paese verso cui nutro una attenzione storica particolare, ed i sempre più frequenti rumors su un prossimo crash degli high yield corporate bond - segnalato a suo tempo. Tipico arrivare tardi e trovarsi spiazzato.

Va bè, lasciamo stare la malinconia,  e badate a non investire i vostri sudaticci risparmi negli strumenti sbagliati. La ascoltatissima BIS (Bank of International Settlements), dopo IMF e altri, ha lanciato un allarme sulle obbligazioni societarie ad alto rendimento ( e rischio) che per il solo mercato americano valgono un bel mucchietto di dollaroni, somme che hanno del fantasmagorico e a cui il piccolo borghese guarda contemporaneamente con l' occhio scandalizzato e l' acquolina in bocca: 6,4 miliardi di miliardi. Parrebbe che circa 1 di questi 6,4 triliardi di bond societari, alla prima scossa recessiva americana, verrebbe declassato dal rating "investment grade" a "junk".  Se così fosse gli investitori istituzionali dovrebbero venderli perchè per statuto non possono detenerli in portafoglio, dando così la via alla rovinosa slavina del repricing.

domenica 3 marzo 2019

De ceto medio




Interessante articolo, da me sforbiciato delle premesse e conclusioni, del ricercatore sociale Salvatore Cominu apparso su Infoaut che, tralasciando di considerare le persistenti forzature concettuali del filone operaista ( la primazia del piano, nel senso di pianificazione, politico su quella economico, la sottolineatura esagerata dell' influenza delle passate lotte operaie ecc) mi sembra permetta di porsi in un buon angolo per osservare la precedente ascesa e l' odierna crisi del ceto intermedio all' interno di quella  presunta dinamica che molti chiamano di polarizzazione sociale.---

[...] Non è che sia molto soddisfatto della categoria di crisi del ceto medio, mi dice molto poco, anche perché se noi prendessimo documenti degli anni ‘50, degli anni ‘70, potremmo dedurne che il ceto medio sia da sempre in crisi; sia sempre descritto come attraversato da processi che, soprattutto da parte nostra, sono stati letti come proletarizzazione, impoverimento, processi che in qualche modo lo avvicinavano al nostro campo. Preferisco fare riferimento, per la lunga stagione che va dagli anni ‘50 agli anni ‘80 del secolo scorso in Italia, di un grande periodo di cetomedizzazione, un espressione di De Rita, tra l’altro trovo molto brutta, però ha anche dei meriti, il primo dei quali è quello di evidenziare il carattere processuale e in divenire, il “ farsi” del ceto medio in diversi settori della società italiana.