venerdì 10 giugno 2016

Welcome to the machine




"Il sogno dell'essere umano è diventare una macchina"



"La macchina,  modo particolare di esistenza del Capitale, determinato dal suo processo complessivo, in quanto capitale fisso", si presenta non più come elementare mezzo di lavoro ma come  sistema automatico di macchine che incorpora lui il lavoro vivo -in quantità e qualità- nel processo di produzione di valore. In maniera tutta spettacolare, il "lavoro" non è più, portando in là il ragionamento, il lavoro immediato dell' operaio ma è la totalità dei lavori passati -sintetizzati e concettualizzati nel "cervello sociale" e organizzati nella rete delle macchine. Tutto ciò conferma e non contraddice che il valore è impresso nella merce -come un sigillo- da quella minima presenza operaia: lì accanto, il sistema delle macchine, per quanto fantasmagorico, costa esattamente quanto produce.

Se qualcuno ancora si illudesse, quello che era il sapere tradizionale della civiltà del lavoro, le abilità prima dell' artigiano e poi dell'operaio ed inscindibili da essi, ascrivibili nel capitale variabile, sono passate da tempo a far parte quasi esclusiva del capitale costante. Le conseguenze nei rapporti di forza tra classi è sotto gli occhi di tutti, in particolare quando si magnifica il comparto manifatturiero.


Sulla potente spinta della competizione capitalistica, che non concede scelta, il ricorso alla rete della macchina al fine di innalzare la produttività -lo sfruttamento- (e tralascio qui le contraddittorie premesse, i costi e i risultati di tale ricorso) necessita una stretta decorrelazione e profonda divisione tra lavoratore e prodotto del suo lavoro, materiale ed intellettuale, poichè lo stesso sistema di macchine -in sè, per così dire- interfaccia acquisizioni scientifiche coperte da brevetto, sviluppate l'una all' insaputa dell' altra se non in aperta concorrenza tra loro.

La corsa all' innalzamento della composizione organica del capitale muove necessariamente alla centralizzazione  del sapere sociale, intesa come espropriazione privata dello stesso, e come tale è incluso nella filiera della produzione e realizzazione di valore. Contemporaneamente lo stesso sapere tecnico-scientifico viene cooptato come nuovissima merce: la sua immaterialità non ne garantisce minimamente l' autonomia dal potente motore dell' accumulazione, anzi: è sotto il network del mercato mondiale che si stanno mostrando le reali potenzialità, e i limiti, del sapere sociale astratto.

Se le potenzialità sono sotto gli occhi di tutti, ancorchè il beneficio sia, per forza di cose, negato alla stragrande maggioranza, i limiti del sapere sociale sono dettati  dalla sottostante privatizzazione dello stesso. Privatizzazione così sicura di sè che ci si può permettere di lasciare open alcune aree di ricerca che poi al momento opportuno, quando mature alla valorizzazione reale, ritornano al mittente. Una strategia produttiva astuta quanto ingannatrice.

"Il lavoro mentale postosi in antagonismo alla borghesia è ancora relativamente irrilevante." Tant'è che su uno dei siti del giovane precariato cognitivo, qualche mese fa, ci si chiedeva: "Ma di chi è l'innovazione tecnologica?". Vorrei specificare che sono persona incapace di irridere le ingenuità altrui, e pure privo di ironia, eppure questa cosa del proletariato cognitivo e del "comune" non va, non cresce, non può crescere: la immateriale produzione tecno-scientifica è già merce capitalistica essa stessa, ancora prima di essere incorporata nell' oggetto tecnologico. L' intelligenza, l' istruzione, il lavoro, anche se socialmente condivisi, non hanno che una autonomia da spendere rispetto al Capitale: urtarne sempre più forte i limiti. Ma ciò non avviene, in cambio le mitiche start up sono la sola reale progettualità concessa dal capitalismo: non vuoi produrre ricchezza per altri ? Se sei abbastanza sgamato puoi sempre farla produrre da qualcun altro per te!

2 commenti:

  1. la foto che centra ?

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  2. questo fotogramma (il film è Birdman) mi ricordò a come i droni stanno sospesi nell'aria. Subito dopo mi dissi: "solamente 10 anni fa avresti pensato ad un monaco tibetano, oggi ad un drone tattico".

    se poi ci aggiungi in exergo la provocazione anti-umanistica di Simone Weil la cosa prende un senso tutto da indagare

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