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domenica 19 maggio 2019

Il capitalismo non è eterno

È per sottrarsi a questo fato minaccioso che uomini, che, or sono quarant'anni, non vedevano salute che nel libero scambio,
oggi invocano con fervore il protezionismo pur tentando mascherarlo coi nomi di «commercio leale» e di reciprocità di tariffe. 


Alla fine il trade deal USA-Cina non è andato in porto, e comunque non sarebbe stata che una tregua. Le avvisaglie sono state quei inaspettati cedimenti americani sulla vitale questione della proprietà intellettuale, annunciati a fine aprile. Una finta, in realtà si chiedeva che  la Cina ammettesse implicitamente il furto e l' hackeraggio di brevetti USA. I cinesi si sono incazzati e hanno fatto saltare il banco. A me sembra che sia una prova di forza dei cinesi che forse ipotizzano di ridiscutere la questione con un altro presidente americano.

La risposta dura su Huawei degli americani e poi in controrisposta la svalutazione dello yuan, unitamente ad una asta di obbligazioni 10 anni americane andata vuota, hanno definitivamente chiuso la trattativa. In seguito a questo anche l' apertura di un fronte europeo dei dazi da parte di Trump è rimandata, questa è una buona notizia per gli europeisti.

Si chiude con questo articolo tratto dall' ultimo numero on line di n+1, il sito è quinterna.lab. Trovo che la rivista, radicata nelle vicende della sinistra comunista italiana, sia  un ottimo punto di vista per guardare al nostro complicatissimo presente, gravido di difficoltà come di possibilità. Devo dire che a volte vi trovo un uso disinvolto del marxismo, ma fa niente. Preziosa la visione di insieme che si offre, in particolare di una politica che letteralmente non gliela fa più a starci dietro.



Nella migliore delle ipotesi l'inconsistente anticapitalismo odierno si basa su di una critica morale a una cattiva ripartizione del reddito. L'operaio sarebbe sfruttato perché pagato "poco". Subito dopo, nella corrente scala dei valori, viene la teoria del cosiddetto attacco padronale: il capitalismo sarebbe un sistema taroccato per avvantaggiare i capitalisti a spese dei lavoratori. C'è chi dice, addirittura, che siccome nella formula del saggio di profitto il capitale costante e quello variabile (impianti e salari) sono al denominatore di una frazione, i capitalisti tramerebbero a favore della guerra generale, in modo da riequilibrare il sistema distruggendo capitale e ammazzando operai.

martedì 30 aprile 2019

Tecno politica








 Da Aspenia a cura di Niccolo Serri

È interessante analizzare il cambio di paradigma prodotto dall’intelligenza artificiale prendendo in considerazione come le principali potenze stiano raccogliendo la sfida tecnologica dell’IA nell’ambito della propria strategia di sicurezza nazionale. In un quadro da nuova guerra fredda che vede Stati Uniti e Cina opposti in una lotta per l’egemonia di questo nuovo settore, l’Unione Europea resta indietro. Il vecchio continente manca di dinamicità e di grandi imprese ad alta tecnologia. Soprattutto, investe poco in IA. Per risollevarsi, Bruxelles dovrà investire con più decisione su un modello di sviluppo etico delle nuove tecnologie, culturalmente compatibile con i propri valori.

lunedì 14 gennaio 2019

Black mirror

Sto seguendo la serie tv "Black mirror", ieri sera mi è toccato il secondo episodio della seconda stagione intitolato "Torna da me". La storia è presto detta: due giovani fidanzati inglesi vanno felici  a vivere nella vecchia casa di campagna, abbandonata da anni, dove lui è cresciuto con la madre. Tra le ragnatele, su una mensola, una foto del ragazzo ancora bambino: traendone spunto lui le racconta che l' unica reazione della madre alle morti -avvenute in successione e per motivi diversi- di suo fratello e poi del capofamiglia fu di levare tutte le foto dei deceduti e di portarle mestamente in soffitta.

sabato 24 novembre 2018

La diplomazia delle cannoniere

Update sulla trade war, il pezzo sotto ne illustra le ultime novità. Dall' articolo emerge chiaramente quanto i rapporti inter-imperialistici si animino parecchio quando in ballo c'è il primato tecnologico, cioè il plusvalore nella sua forma meno contendibile dalla concorrenza: quella relativa. Inoltre si coglie, fra le righe e in una certa misura, la sensazione per gli USA di essere sotto attacco, sensazione che viene da decenni periodicamente alimentata. Questo è quanto, così vanno ad incontrarsi Trump e Xi nel fine settimana prossimo al G20 di Buenos Aires.---

Ulteriore aggiornamento del 9 Dic: la cena tra Trump e Xi-Jinping di sab 1, alla cui fine è stata annunciata la tregua di 90  giorni per trovare un accordo sui dazi, era un coup de theatre visto che poche ore prima era stata arrestata in Canada la vice presidente, e figlia del fondatore, di Huawei tecnologies, arresto effettuato su spinta americana, il pretesto è l' aver scavalcato l' embargo di tecnologie americane verso l' Iran attraverso una triangolazione con al centro Huawei appunto. Mala tempora currunt !

L'ultima Guerra dell'Oppio è finita 176 anni fa, ma Pechino ricorda bene la battaglia, in particolare l'inclinazione dell'occidente per la diplomazia delle cannoniere. I ricordi della coercizione e dei blocchi occidentali hanno già spinto la Cina a rafforzare la marina del paese e ad adottare misure aggressive nel Mar Cinese Meridionale per soddisfare due dei suoi imperativi strategici prioritari: prevenire qualsiasi invasione sulla costa orientale e assicurare le rotte commerciali marittime.


lunedì 29 ottobre 2018

Le virtù dell' ignoranza





La classe intellettuale è adusa a interloquire solo tra sè e sè, avendo smesso da lungo tempo di interrogare la realtà, il più delle volte perchè troppo contraddittoria e paradossale per dei parametri dove tutto deve tornare liscio, senza vere pietre d' inciampo, riformabile.
Eppure anch'io, che contesto che un marxista possa essere un uomo di cultura, conosco la gioia che deriva dall effimero potere che dà l' aver afferrato saldamente un pezzetto significativo della mia e nostra realtà: oggi come ieri sfuggente, estranea, ostile.--- 


Quel che non si può misconoscere, invece, è il fatto che le due -che lo spirito illuministico volle strettamente legate, da Kant fino a Freud, son venute ormai separandosi nelle cose. Non é lecito invocare la Kultur contro la Zivilisation: il gesto imprecatorio, le formule esaltatrici della Kultur contro la società di massa, il diligente consumo di beni culturali a conferma del proprio gusto superiore nell’arredamento dell’ anima — tutto ciò precisamente é indissolubile da quel che la civiltà nostra ha di disgregato e disgregante. L’ invocazione della Kultur e' impotente.
Ma altrettanto vero e' che l' attivita' dell’incivilimento, come produzione e uso coltivato di meri oggetti strumentali e per di più spesso superflui, si e' resa ormai fine a se stessa in misura intollerabile, e che gli uomini non sono più o quasi piu' padroni di quest’apparato, ma suoi funzionari, ovvero consumatori coatti di quel che esso produce. Ma sarebbe falso arrestarsi a questa riflessione.

domenica 30 settembre 2018

All' ombra dei big data

La concorrenza isola gli individui, non solo i borghesi, ma ancor più i proletari, ponendoli gli uni di fronte agli altri , benché li raccolga insieme. Perciò passa molto tempo prima che questi individui possano unirsi, senza tener conto che i mezzi necessari per questa unione - se non deve essere puramente locale, - le grandi città industriali e le comunicazioni rapide e a basso prezzo, devono essere prima prodotti dalla grande industria; e perciò non è possibile vincere, se non dopo una lunga lotta, tutte le forze organizzate contro questi individui che vivono isolati e in condizioni che riproducono quotidianamente l’isolamento. 


Ricondurre la faccenda dei big data a un semplice attacco alla privacy è badare alla paglia e non alla trave che si ha nell'occhio: contenti loro, al netto delle significative magagne che porta con sè  il concetto di privacy. Queste tecnologie serviranno a conoscerci davvero, ad organizzare la produzione e la distribuzione in maniera razionale, senza plus da realizzare, senza sussunzione dietro alle spalle da cui guardarci. Nel frattempo però questo è lo scenario con cui dobbiamo dialetticamente misurarci... ---


Una delle regioni più povere della Cina – il Guizhou – è diventato una sorta di avamposto tecnologico scommettendo sui Big Data. Come ha sottolineato la professoressa di sociologia alla Zhejiang University Li Jing su Sixth Tone, la regione «ospita il settore dell’economia digitale in più rapida espansione del paese, cresciuto del 37% nel 2017, rispetto alla media nazionale del 20,3%».

Nella zona high tech di Guiyang, il capoluogo di regione, solo nella prima metà del 2018 sono state registrare «16.000 aziende tecnologiche, 155 istituti di ricerca e 49 incubatori tecnologici»; la zona ha attratto «85.000 professionisti da tutto il paese» e solo nel 2017, 37 startup che si occupano di dati e algoritmi sono state quotate in borsa. Si tratta dell’esplosione di quella che alcuni definiscono come la post-internet era, già quotidianità in Cina.

Secondo il Financial Times i Big Data «cambieranno per sempre il sistema di governance cinese», secondo altri analisti daranno un immenso potere al partito comunista, secondo altri ancora, come Yasheng Huang, professore del Mit Sloan School of Management, potrebbero invece portare «a una nuova ventata di libertà personali». Tutte queste riflessioni finiscono per insistere sul sistema dei «crediti sociali» cui Pechino pensa da tempo e che dovrebbe formalizzare in un piano nazionale nel 2020.

venerdì 6 aprile 2018

Techlash #2 - il fronte interno






China is the problem, Trump is the solution.
This is not a trade war
All we're trying to do is save American technology



Chi muove guerra a qualcuno è sempre convinto di poter vincere, altrimenti se ne starebbe calmo e penserebbe semmai a difendersi. Alla resa dei conti, tuttavia, capita spesso che chi muove guerra finisca sconfitto. È evidente, in questi casi, la sopravvalutazione delle proprie forze e la sottovalutazione di quelle dell’avversario. Se il calcolo delle forze in campo si rivela ex post frequentemente sbagliato è perché viene effettuato quasi esclusivamente sul fronte esterno. Se si hanno più uomini, carri armati e aerei del nemico, se si hanno una tecnica di combattimento migliore e un terreno di scontro favorevole, allora la vittoria è considerata altamente probabile. Raramente si tiene conto del fronte interno ed è qui, la maggior parte delle volte, che casca l’asino.
 

sabato 31 marzo 2018

Techlash #1






“Non sarebbe esagerato affermare che oggi i costumi sono
determinati e imposti quasi esclusivamente dalle cose.
I prodotti infatti hanno preso il posto dei nostri simili,
perciò se oggi abbiamo un codice di comportamento,
esso è dettato dalle cose”.


“Se avete qualcosa di davvero importante da dire, scrivetelo a mano e prendete un corriere per consegnarlo”. Così suona l’esposizione della “dottrina Trump” sulla tecnologia, fondata sull’esigenza di “fare le cose alla vecchia maniera” ed esposta circa un anno fa a Mar-a-Lago. Com’è noto, il presidente degli Stati Uniti, che di fatto vive in una eterna replica degli anni Ottanta, si nutre di televisione e ha fatto dell’uso compulsivo di Twitter una delle sue cifre comunicative. Eppure, dietro le note di colore sul semianalfabetismo tecnologico di Trump, il rapporto con la tecnologia del presidente degli Stati Uniti è distante da quello del suo predecessore Barack Obama in ciò che conta davvero: i legami con le grandi aziende tecnologiche, i giganti digitali statunitensi. 

sabato 3 marzo 2018

Oh Lord, won' t you buy me...


Nella competizione internazionale per la spartizione del plusvalore globalmente prodotto, la merce-automobile gioca un ruolo chiave, chiamata com' è ad integrare in sè una bella parte della tecnologia disponibile. Tecnologia che, come dice un noto AD, «provocherà un cambio di paradigma totale, che è destinato a cambiare il volto dei trasporti come lo abbiamo sempre inteso». Un ramo d' industria in cui l' asticella degli standard necessari per battere la concorrenza è continuamente spostata verso l' alto. Da qui la tesi che è la capacità tecnologica la autentica, nel senso di adeguata all' epoca, unità di misura dello sviluppo capitalistico di una nazione o di una corporate, il vero metro della capacità di mobilitare interi apparati sociali, di metterli al suo servizio e di estorcerne plusvalore. In altre parole è la potenza tecnologica che esprime più pienamente il concetto di potenza sociale. La cosa vale anche quando alcuni anelli della catena, magari labour intensive, quel che viene chiamato indotto, sono posizionati all' estero e hanno apparentemente bilanci societari totalmente separati. Senza andare nei paesi emergenti di tutto il pianeta, molte aziende del nord Italia sono parte a pieno titolo dell' industria automobilistica tedesca, e si prestano ben volentieri alla cessione di parte del plusvalore localmente prodotto a favore del committente, che almeno sempre nuove auto è capace di produrle e venderle. Nell' articolo si dà una interessante occhiata sul settore---


I tempi cambiano. Fino a qualche anno fa era la California, con i suoi standard sempre più stringenti sulle emissioni , a dettare i tempi dell’evoluzione tecnologica del settore auto americano. E dettandoli all’America li dettava al mondo. Intere carriere politiche sono state costruite a Sacramento sulle normative ambientali. Non più. Oggi è la Cina a dettare il passo al mondo. Importatore di petrolio, la Cina ha negli ultimi anni dato un forte impulso al nucleare e alle rinnovabili e ha ora abbondanza di elettricità. Buttandosi massicciamente sull’auto elettrica e imponendo ritmi velocissimi per la transizione, la Cina conta di diventare leader mondiale non solo del settore (lo è già, producendo da sola quanto America e Europa insieme), ma dell’innovazione del settore. E per inciso offre una conferma della tesi per cui è lo sviluppo, e non la decrescita, a favorire le condizioni per la difesa dell’ambiente. Geely Auto, il gruppo cinese che è entrato a gamba tesa nel cuore dell’industria tedesca comprandosi un decimo di Daimler, produrrà solo elettrico a partire dal 2020. Great Wall Motors si prepara a un’alleanza sull’elettrico con Bmw. Il lusso, nell’auto, è il solo settore in cui i cinesi hanno ancora da imparare qualcosa, da qui l’interesse per l’auto tedesca. 

domenica 3 dicembre 2017

Segnali di prezzo (automazione e servitù #3)

la realtà, perchè in questa appunto non c'è organicità

Lunghissimo articolo di cui ho sforbiciato alcuni passaggi e tutte le deduzioni politiche che però ha il merito di porre sul piatto alcune questioni tecnicali che ben si integrano con quanto fin qui detto nell' indagine fra automazione e servitù. A volte, mi pare, soprattutto da parte degli scienziati si getta il cuore oltre l' ostacolo volendo a tutti costi vedere un futuro prossimo comunista già oggi nel cuore della tecnoscienza capitalista. 
Questa preziosa gaiezza fa a cazzotti con il fatto che non si capisce come potremmo superare il sistema dei segnali di prezzo, cioè il mercato globale, grazie alle esponenzialmente accresciuta capacità di calcolo dei super calcolatori, visto che il capitalismo non è un computer ma prima di ogni altra cosa è un preciso rapporto sociale.
Eppure se nel criminale centralismo e autoritarismo sovietico possiamo vedere l' impotenza di fronte alla possibilità di pianificare e quindi controllare l' oggettività economica, allora alcune tecnologie oggi suggeriscono che l' interfaccia economico e politico tra produzione e soddisfazione dei bisogni sociali (in particolare quelli di elevato livello storico) potrebbe  essere di molto facilitato, veloce e diretto senza passare dalla forma valore. Dicendo economico e politico naturalmente mi rifaccio a categorie in fin dei conti in totale ostaggio della divisione in classi ma al momento non ne ho altre da usare.
Da osservatore non ho da contrapporre allo sviluppo scientifico e tecnologico nessun umanesimo stantìo; vedi mai che proprio nella asimmetrica empatia uomo-macchina, portata al suo estremo, si accenda una scintilla fin troppo umana: il mondo non va cambiato, va rifatto---


venerdì 3 novembre 2017

Un Like per amico

In questo bel post di Olympe i commentatori hanno giustamente sottolineato  il succo della questione

Provo a rispondere per me

La novità del capitalismo odierno è il tutt'uno composto da rapporti di produzione e forze produttive."Le forze produttive sono più che mai mediate dai rapporti di produzione; forse così completamente che essi proprio per questo appaiono come l’essenza; si sono completamente trasformati in una seconda natura." Per questo oggi il lavoro non solo è ancora la base reale dell' accumulazione, ma più estesamente è replicare il rapporto di sfruttamento e dominio in ogni momento, capillarmente.

Questo intendo come Sua rivoluzione sociale

sabato 31 dicembre 2016

Ha da passà 'a nuttata (automazione e servitù #2)








  la tecnica, privata di una logica 
propria, adotta del tutto quella dell’economia



La peculiarità del nostro capitalistico tempo, la tecnica planetaria -la robotica, l' intelligenza artificiale- pone problemi enormi alla nostra concezione politica: l' integrazione delle classi nella rete capitalistica non presenta neanche più le vesti del atto politico ma è l' accettazione, avvertita come vacuità esistenziale, del espletamento di alcune funzionalità nella grande giostra del network. Per contro, alcuni hanno provato a pensare ai compiti rivoluzionari come alla soluzione di compiti "tecnicali". Non si tratta di riappropriarsi di qualcosa da cui basta emendare alcuni aspetti: ”La razionalità tecnica, oggi, è la razionalità del dominio stesso. E’ il carattere coatto della società estraniata a se stessa”. Come diceva un' amica, siamo 7 miliardi che lavoriamo gli uni per gli altri e non ce ne accorgiamo.

domenica 18 dicembre 2016

La visione del mondo di Palantir







Gli equilibri di potenza nella Silicon Valley parrebbe si stiano muovendo, a seconda che sia stata vinta o persa la scommessa sul nuovo presidente. Assurge alle cronache la maschera di Peter Thiel (nella foto subito alla sinistra di Trump, Tim Cook più distante), co-fondatore Pay-Pal, investitore in Facebook e fondatore di Palantir Technologies, uno dei grandi finanziatori della campagna elettorale di Trump che sembra ben disposto ad ascoltarlo per quanto riguarda il rinnovamento dell' apparato tecnologico militare. Un tipo di deal abbastanza consolidato tra politica e economia. Le vie del businnes sono infinite, tranne che si scontrano con le proprie premesse: "le promesse occupazionali del presidente eletto non possono essere mantenute dai giganti della tecnologia: il loro modello di affari non si basa su una simile creazione di posti di lavoro diretti."---


All’inizio di aprile 2014, John Podesta, futuro presidente della campagna di Hillary Clinton, scrive a Robby Mook, futuro campaign manager. In copia Cheryl Mills e David Plouffe, già nella squadra di Hillary e Obama. L’argomento della mail – una delle migliaia rese disponibili da WikiLeaks – è l’incontro con Eric Schmidt, direttore esecutivo di Google (oggi Alphabet). Secondo Podesta, Schmidt è entusiasta («è pronto a trovare fondi, dare consigli, trovare persone di talento»), vuole essere riconosciuto come «capo consigliere esterno», ma rispetta la struttura della campagna che va formandosi. 

martedì 29 novembre 2016

Automazione e servitù #1


 La macchina ha gettato a terra il conducente, 
e corre cieca nello spazio.


Argomento centrale dell' epoca di fronte al quale la critica sociale è rimasta impigliata è quello di cui ci parla il novecentesco Marcuse in queste righe. La servitù volontaria a cui volentieri ogni giorno ci pieghiamo e a cui ci siamo piegati in ogni epoca -ma oggi parrebbe, in momento di attacco diretto alle condizioni di sussistenza, con più zelo- è mimesi delle concrete condizioni di lavoro che inglobano e al contempo producono una reiterazione conforme alle condizioni stesse su ogni scala. La radice, per l' uomo, è l' uomo stesso, ovvero quello che fa nel modo in cui lo fa.  Queste condizioni sono oggi ovunque grandemente, ma forse non abbastanza, informate dall' automazione macchinica. Essa pone e presuppone una sua propria storica razionalità che si installa e si riproduce come struttura logica di tipo unidimensionale -che nel linguaggio dei francofortesi significa in assenza di una propria negazione determinata-, al cui fondo l' autore ci invita ad  immergersi e a fare propria, unico modo per non subirla a priori. Il risultato del  processo è "la società senza opposizione". Vediamo il primo di alcuni passaggi di questo processo.---



L'analisi è centrata sulla società industriale avanzata, in cui l'apparato tecnico di produzione e di distribuzione (con un settore sempre piú ampio in cui predomina l'automazione) funziona non come la somma di semplici strumenti, che possonoessere isolati dai loro effetti sociali e politici, ma piuttosto come un sistema che determina a priori il prodotto dell'apparato non meno che le operazioni necessarie per alimentarlo ed espanderlo. In questa società l'apparato produttivo tende a diventare totalitario nella misura in cui determina non soltanto le occupazioni, le abilità e gli atteggiamenti socialmente richiesti, ma anche i bisogni e le aspirazioni individuali. 
                                                    

martedì 1 novembre 2016

La scienza può dire la verità ?


Senza totalità, allo scienziato rimane da indagare fatti slegati, ossia accettare lo status quo. 


Un importante articolo sul tema più sostanziale di ogni epoca: quello della verità e del suo albergare o meno, e in che misura, nella realtà sociale come nella vita soggettiva, sempre che di quest' ultima ne esista una.---

Introduzione

La filosofia della scienza si è a lungo interrogata sulla diversa natura delle singole discipline e sull’unicità o meno dei metodi della scienza che ne poteva derivare. Fino al XIX secolo, la specializzazione scientifica non era tale da originare controversie. Gli scienziati erano anche filosofi e spesso studiosi della società e storici[1] . Gli intellettuali avevano una conoscenza almeno basilare di tutte le scienze principali e della filosofia e nessuna scienza godeva di uno status superiore poiché ancora nessuna scienza aveva contribuito a un incremento sensibile delle forze produttive.
Il fenomenale sviluppo della scienza degli ultimi secoli ha elevato lo status delle scienze naturali, relegando le discipline sociali a chiacchiericcio. Il sentire comune è che la fisica sia “la” scienza assieme a ciò che le si avvicina per rigore nella sperimentazione e nella teorizzazione. Il contributo della fisica allo sviluppo umano appare ovvio e incontrovertibile, quello delle scienze sociali quanto meno dubbio. Le riflessioni epistemologiche moderne sono tentativi di generalizzare i metodi della fisica per consentire a tutte le branche del sapere di arrivare allo stesso livello di sviluppo: “le scienze dell’uomo e della società si sforzano di emulare il modello delle scienze naturali che hanno tanto successo”[2], così che tra le influenze dominanti per le scienze sociali vi è quella dei “modelli forniti dalle scienze della natura” (Piaget, cit., p. 29). Al massimo, allora, alla filosofia non rimane che il ruolo di commentatrice e generalizzatrice, poiché “resta la tendenza fondamentale dello sviluppo filosofico: riconoscere come necessari e come dati i risultati ed i metodi delle scienze particolari, attribuendo alla filosofia il compito di portare alla luce e di giustificare il fondamento di validità di queste costruzioni concettuali”[3] .
L’epistemologia moderna, in quasi tutte le sue componenti, riflette il trionfo delle scienze naturali. Nell’ottocento, molti scienziati guardavano ottimisticamente alle scienze nel loro complesso, evidenziando una loro natura unitaria in quanto parti del progresso dell’industria e della società (Helmholtz per tutti). Nel ventesimo secolo, la scuola epistemologica più di successo e duratura, il neopositivismo, considera una parte fondamentale del suo programma la battaglia per l’unificazione delle scienze, ovviamente sotto le bandiere della fisica. Pur da prospettive diverse, gli epistemologi successivi hanno sostanzialmente accettato questa posizione monista. Ciò vale anche per diversi pensatori marxisti, che hanno subordinato le scienze sociali a quelle naturali[4].
D’altro canto, le correnti che hanno proposto interazioni tra scienza e società (in particolare la sociologia della conoscenza), hanno rilevato il carattere sociale di tutte le scienze, in un quadro metodologico, di nuovo, sostanzialmente monista.
In queste concezioni ha poco senso distinguere tra scienze sociali e naturali. Esse avranno gli stessi obiettivi, gli stessi metodi, spesso gli stessi strumenti analitici e si distingueranno, al massimo, per un diverso grado di sviluppo e formalizzazione. Le scienze più sviluppate forniranno il modello per tutte le altre, che non dovranno far altro che seguirne le orme.
In questo scritto cercheremo di dimostrare che esiste invece una differenza strutturale, ontologica, tra le scienze che non coincide strettamente con la distinzione tra scienze naturali e sociali e che tale distinzione deriva dalla loro funzione sociale, da cui anche deriva il rapporto con i criteri di verità della scienza. Ciò che distingue le scienze, proveremo a spiegare, non è il metodo o l’oggetto di studio, ma il rapporto con le forze produttive e i rapporti di produzione.