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venerdì 6 aprile 2018

Techlash #2 - il fronte interno






China is the problem, Trump is the solution.
This is not a trade war
All we're trying to do is save American technology



Chi muove guerra a qualcuno è sempre convinto di poter vincere, altrimenti se ne starebbe calmo e penserebbe semmai a difendersi. Alla resa dei conti, tuttavia, capita spesso che chi muove guerra finisca sconfitto. È evidente, in questi casi, la sopravvalutazione delle proprie forze e la sottovalutazione di quelle dell’avversario. Se il calcolo delle forze in campo si rivela ex post frequentemente sbagliato è perché viene effettuato quasi esclusivamente sul fronte esterno. Se si hanno più uomini, carri armati e aerei del nemico, se si hanno una tecnica di combattimento migliore e un terreno di scontro favorevole, allora la vittoria è considerata altamente probabile. Raramente si tiene conto del fronte interno ed è qui, la maggior parte delle volte, che casca l’asino.
 

sabato 31 marzo 2018

Techlash #1






“Non sarebbe esagerato affermare che oggi i costumi sono
determinati e imposti quasi esclusivamente dalle cose.
I prodotti infatti hanno preso il posto dei nostri simili,
perciò se oggi abbiamo un codice di comportamento,
esso è dettato dalle cose”.


“Se avete qualcosa di davvero importante da dire, scrivetelo a mano e prendete un corriere per consegnarlo”. Così suona l’esposizione della “dottrina Trump” sulla tecnologia, fondata sull’esigenza di “fare le cose alla vecchia maniera” ed esposta circa un anno fa a Mar-a-Lago. Com’è noto, il presidente degli Stati Uniti, che di fatto vive in una eterna replica degli anni Ottanta, si nutre di televisione e ha fatto dell’uso compulsivo di Twitter una delle sue cifre comunicative. Eppure, dietro le note di colore sul semianalfabetismo tecnologico di Trump, il rapporto con la tecnologia del presidente degli Stati Uniti è distante da quello del suo predecessore Barack Obama in ciò che conta davvero: i legami con le grandi aziende tecnologiche, i giganti digitali statunitensi. 

sabato 3 marzo 2018

Oh Lord, won' t you buy me...


Nella competizione internazionale per la spartizione del plusvalore globalmente prodotto, la merce-automobile gioca un ruolo chiave, chiamata com' è ad integrare in sè una bella parte della tecnologia disponibile. Tecnologia che, come dice un noto AD, «provocherà un cambio di paradigma totale, che è destinato a cambiare il volto dei trasporti come lo abbiamo sempre inteso». Un ramo d' industria in cui l' asticella degli standard necessari per battere la concorrenza è continuamente spostata verso l' alto. Da qui la tesi che è la capacità tecnologica la autentica, nel senso di adeguata all' epoca, unità di misura dello sviluppo capitalistico di una nazione o di una corporate, il vero metro della capacità di mobilitare interi apparati sociali, di metterli al suo servizio e di estorcerne plusvalore. In altre parole è la potenza tecnologica che esprime più pienamente il concetto di potenza sociale. La cosa vale anche quando alcuni anelli della catena, magari labour intensive, quel che viene chiamato indotto, sono posizionati all' estero e hanno apparentemente bilanci societari totalmente separati. Senza andare nei paesi emergenti di tutto il pianeta, molte aziende del nord Italia sono parte a pieno titolo dell' industria automobilistica tedesca, e si prestano ben volentieri alla cessione di parte del plusvalore localmente prodotto a favore del committente, che almeno sempre nuove auto è capace di produrle e venderle. Nell' articolo si dà una interessante occhiata sul settore---


I tempi cambiano. Fino a qualche anno fa era la California, con i suoi standard sempre più stringenti sulle emissioni , a dettare i tempi dell’evoluzione tecnologica del settore auto americano. E dettandoli all’America li dettava al mondo. Intere carriere politiche sono state costruite a Sacramento sulle normative ambientali. Non più. Oggi è la Cina a dettare il passo al mondo. Importatore di petrolio, la Cina ha negli ultimi anni dato un forte impulso al nucleare e alle rinnovabili e ha ora abbondanza di elettricità. Buttandosi massicciamente sull’auto elettrica e imponendo ritmi velocissimi per la transizione, la Cina conta di diventare leader mondiale non solo del settore (lo è già, producendo da sola quanto America e Europa insieme), ma dell’innovazione del settore. E per inciso offre una conferma della tesi per cui è lo sviluppo, e non la decrescita, a favorire le condizioni per la difesa dell’ambiente. Geely Auto, il gruppo cinese che è entrato a gamba tesa nel cuore dell’industria tedesca comprandosi un decimo di Daimler, produrrà solo elettrico a partire dal 2020. Great Wall Motors si prepara a un’alleanza sull’elettrico con Bmw. Il lusso, nell’auto, è il solo settore in cui i cinesi hanno ancora da imparare qualcosa, da qui l’interesse per l’auto tedesca. 

domenica 18 dicembre 2016

La visione del mondo di Palantir







Gli equilibri di potenza nella Silicon Valley parrebbe si stiano muovendo, a seconda che sia stata vinta o persa la scommessa sul nuovo presidente. Assurge alle cronache la maschera di Peter Thiel (nella foto subito alla sinistra di Trump, Tim Cook più distante), co-fondatore Pay-Pal, investitore in Facebook e fondatore di Palantir Technologies, uno dei grandi finanziatori della campagna elettorale di Trump che sembra ben disposto ad ascoltarlo per quanto riguarda il rinnovamento dell' apparato tecnologico militare. Un tipo di deal abbastanza consolidato tra politica e economia. Le vie del businnes sono infinite, tranne che si scontrano con le proprie premesse: "le promesse occupazionali del presidente eletto non possono essere mantenute dai giganti della tecnologia: il loro modello di affari non si basa su una simile creazione di posti di lavoro diretti."---


All’inizio di aprile 2014, John Podesta, futuro presidente della campagna di Hillary Clinton, scrive a Robby Mook, futuro campaign manager. In copia Cheryl Mills e David Plouffe, già nella squadra di Hillary e Obama. L’argomento della mail – una delle migliaia rese disponibili da WikiLeaks – è l’incontro con Eric Schmidt, direttore esecutivo di Google (oggi Alphabet). Secondo Podesta, Schmidt è entusiasta («è pronto a trovare fondi, dare consigli, trovare persone di talento»), vuole essere riconosciuto come «capo consigliere esterno», ma rispetta la struttura della campagna che va formandosi. 

martedì 8 dicembre 2015

Il potere a Silicon valley

Street wiew: preghiera per la forma merce

Articolo da leggere su più livelli, di qualche mese fa, ci parla di quella che è, assieme alle biotecnologie, l'avanguardia della produzione di plusvalore relativo a livello mondiale. I saperi, come mi pare che alcuni apologeti si ostinino a non capire, sono soggetti creati e sottoposti fin dalla nascita al processo di valorizzazione, la loro anima non è innocente ma profondamente contraddittoria, solo l'antinomia umana può mutarne la traiettoria, come l'atomo epicureo. Il Capitale, nell' epoca della sua sussunzione di ogni tempo e spazio, può addirittura finanziare e lasciare temporaneamente "open" e "free" alcuni  ambiti, lasciare alla creatività del lavoro lo sviluppo delle risorse mentali senza limitarlo con pressanti indicazioni volte a ritorni immediati; poi, quando le condizioni sono maturate, mettere questi prodotti a frutto, ovvero a profitto. Nessun pasto è gratis alla mensa del Capitale! Ecco detto un frammento di quanto sia oramai estremamente complesso il meccanismo sociale che produce plusvalore relativo, a raffinata matrice scientifica e tecnologica, e di quanto questo investa, generi e necessiti la complessità sociale.---


Alle elezioni del 2012, il presidente Barack Obama era considerato politicamente vulnerabile perché il suo avversario era un noto finanziere e l’economia americana ancora pareva in crisi. Eppure, malgrado la ripresa a singhiozzo, Apple valeva già allora mezzo trilione di dollari al Nasdaq. Oggi, con l’economia in crescita costante, la capitalizzazione del colosso di Cupertino è aumentata del 60%, mentre gli analisti si interrogano su quando – e non più su se – raggiungerà il trilione.

venerdì 23 ottobre 2015

Spazio al Capitale !


La bulimica fame di guadagni porta ad allargare ancora e ancora i confini dello spazio che si può mettere a profitto, a partire da quello esistenziale degli individui. Ma lasciamo da parte soggettive malinconie e avventuriamoci nella scia del businnes interstellare, in cui figurano anche gli italiani, non a caso conosciuti come popolo di navigatori, come di un' altra mezza dozzina di cose.---


I privati sono da tempo protagonisti del settore spaziale in qualità di costruttori e sviluppatori dei satelliti e dei veicoli con e senza equipaggio. Gli Stati Uniti hanno aperto un nuovo fronte delle attività commerciali in orbita terrestre, e noi lo analizziamo

IL RUOLO DEI PRIVATI – Quando si parla del settore privato nello spazio, si fa spesso erroneo riferimento alle aziende che negli ultimi anni stanno ottenendo degli exploit nell’ambito dei programmi avviati dalla NASA (di cui parleremo in seguito). In realtà il settore commerciale è da tempo inserito nell’ambito delle costruzioni spaziali, con aziende nel ruolo di appaltatori o sub-appaltatori. Tutti gli oggetti spaziali, che siano satelliti, sonde interplanetarie o veicoli con equipaggio, sono commissionati dalle agenzie spaziali o da clienti privati alle aziende che da anni operano nel settore.