Analizzando per sommi capi la faccenda catalana, il problema non è principalmente politico ma eminentemente economico. La massa
attrattiva del capitale tedesco impone standard che possono venire
raggiunti o meno da una adeguato management politico, mirando ad una
miglior integrazione con il suo status tecnologico, industriale,
commerciale, sociale. La Catalogna, nonostante alcune parti di
territorio ancora relativamente difficili da mettere a valore in maniera soddisfacente, gravita
attorno alla grande area metropolitana di Barcellona, con estensione
fino al porto di Valencia, e per essa vale il discorso già in atto nei
fatti della Kernel Europe. Forse però l'area tedesca non ha tutta questa
convenienza a far sviluppare poli industriali in potenziale diretta
concorrenza con i loro, in grado di recuperare il gap mediamente inteso.
domenica 5 novembre 2017
Ex uno plures ?
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venerdì 3 novembre 2017
Un Like per amico
In questo bel post di Olympe i commentatori hanno giustamente sottolineato il succo della questione
Provo a rispondere per me
La novità del capitalismo odierno è il tutt'uno composto da rapporti di produzione e forze produttive."Le forze produttive sono più che mai mediate dai rapporti di produzione; forse così completamente che essi proprio per questo appaiono come l’essenza; si sono completamente trasformati in una seconda natura." Per questo oggi il lavoro non solo è ancora la base reale dell' accumulazione, ma più estesamente è replicare il rapporto di sfruttamento e dominio in ogni momento, capillarmente.
Questo intendo come Sua rivoluzione sociale
Provo a rispondere per me
La novità del capitalismo odierno è il tutt'uno composto da rapporti di produzione e forze produttive."Le forze produttive sono più che mai mediate dai rapporti di produzione; forse così completamente che essi proprio per questo appaiono come l’essenza; si sono completamente trasformati in una seconda natura." Per questo oggi il lavoro non solo è ancora la base reale dell' accumulazione, ma più estesamente è replicare il rapporto di sfruttamento e dominio in ogni momento, capillarmente.
Questo intendo come Sua rivoluzione sociale
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domenica 23 aprile 2017
1917: Bene!
Ma come? L'evento proletario per eccellenza lo liquidi con tre poesiole -di cui l' ultima un pochetto reazionaria? Bhe, diciamo che ci volevo pensare sopra e che volevo leggermi qualche libro prima di sputare qualche sentenza. Si sa, i marxisti non aspirano ad altro, nonostante la dialettica. In questo centenario quel che a me appare è che il bolscevismo è venuto
come è venuto per le condizioni che ha trovato e di cui era figlio. Ma mi sembra anche
sempre più inutilizzabile per i nostri scopi. Scopi, per come li intendo, che mirano ad umanizzare l' esistenza degli individui, incompatibili in particolare con l’ aspetto poliziesco e militare che prese l' Ottobre fin da subito. Non mi sto scordando la guerra mondiale e poi la guerra civile, la fame, non sto appellandomi ad un generico deficit di democrazia, governare l' oggettività sociale è un mestiere in cui si rimarrà sempre apprendisti. Epperò se due giganti come Lenin e Trotski si fecero ben presto prendere la mano, cosa faremmo noi? E' un
aspetto che la storia non si scorderà di riproporre, Kronstadt un
esempio.---
Vi sono nell'esperienza dei grandi poeti tali tratti di naturalezza che non si può, dopo averli conosciuti, non finire con una mutezza completa. Imparentati a tutto ciò che esiste, convincendosi e frequentando il futuro nella vita d'ogni giorno, non si può non incorrere alla fine, come in un'eresia, in un' incredibile semplicità. Ma noi non saremo risparmiati, se non sapremo tenerla segreta. Più d'ogni cosa è necessaria agli uomini, ma essi intendono meglio ciò che è complesso. *
Vi sono nell'esperienza dei grandi poeti tali tratti di naturalezza che non si può, dopo averli conosciuti, non finire con una mutezza completa. Imparentati a tutto ciò che esiste, convincendosi e frequentando il futuro nella vita d'ogni giorno, non si può non incorrere alla fine, come in un'eresia, in un' incredibile semplicità. Ma noi non saremo risparmiati, se non sapremo tenerla segreta. Più d'ogni cosa è necessaria agli uomini, ma essi intendono meglio ciò che è complesso. *
venerdì 24 marzo 2017
Tutta mia la città
L' estratto marxiano ricapitola l' abc delle singole categorie
economiche -viste in dialogo tra loro e con la loro contraddittoria
organicità- e da qui anticipa la "società di soli servizi" che mi pare
essere l' immagine che si vorrebbe dare il capitalismo 4.0 dei nostri
tempi.
Da sempre il Capitale, nelle sue componenti d'avanguardia, mira ad "emanciparsi" dalla produzione delle merci senza per altro ovviamente riuscirvi, ed è questo il compito che ha cercato di assolvere la nuova divisione internazionale del lavoro, dove la produzione di plusvalore si è obbligatoriamente concentrata in alcune aree del mondo lasciando ad altre aree "un numero stragrande di funzioni attualmente indispensabili, ma in sé e per sé superflue", ovvero quello che noi chiamiamo terziario più o meno avanzato.
Da sempre il Capitale, nelle sue componenti d'avanguardia, mira ad "emanciparsi" dalla produzione delle merci senza per altro ovviamente riuscirvi, ed è questo il compito che ha cercato di assolvere la nuova divisione internazionale del lavoro, dove la produzione di plusvalore si è obbligatoriamente concentrata in alcune aree del mondo lasciando ad altre aree "un numero stragrande di funzioni attualmente indispensabili, ma in sé e per sé superflue", ovvero quello che noi chiamiamo terziario più o meno avanzato.
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sabato 31 dicembre 2016
Ha da passà 'a nuttata (automazione e servitù #2)
la tecnica, privata di una logica
propria, adotta del tutto quella dell’economia
La peculiarità del nostro capitalistico tempo, la tecnica planetaria -la robotica, l' intelligenza artificiale- pone
problemi enormi alla nostra concezione politica: l' integrazione delle classi
nella rete capitalistica non presenta neanche più le vesti del atto politico ma è l' accettazione, avvertita come vacuità esistenziale, del espletamento di alcune funzionalità nella grande giostra del network. Per contro, alcuni hanno provato a pensare
ai compiti rivoluzionari come alla soluzione di compiti "tecnicali". Non si tratta di riappropriarsi di qualcosa da cui basta emendare alcuni aspetti: ”La razionalità tecnica, oggi, è la razionalità del dominio stesso. E’ il carattere coatto della società estraniata a se stessa”. Come diceva un' amica, siamo 7 miliardi che lavoriamo gli uni per gli altri e non ce ne accorgiamo.
venerdì 23 dicembre 2016
L' affaire Aleppo
Due articoli per dipanare il groviglio di interessi e di cerchie di potere sovrapposte (di livelli locale, regionale e globale) che ha trovato in Aleppo il punto di messa a terra attraverso cui scaricare la tensione e misurare le strategie vincenti e quelle errate, le alleanze vecchie, quelle nuove, prima fatte, poi disfatte, poi negate. Il risultato di morte e distruzione non finirà qui.
Siamo tutti ostaggi, dall' antichissima Aleppo alla capitale d' Europa Berlino e perfino a Mosca, di una cieca necessità di potenza che dà luogo solo a se stessa con sempre maggior furia. Farla finita con l' accumulazione, fuoriuscire dalla sua struttura generale di gestione: lo stato. ---
Il dramma di Aleppo è che i guerriglieri di Al Nusra tengono in ostaggio i civili e non intendono arrendersi alle condizioni del regime di Damasco. A loro volta le truppe di Assad non esitano a bombardare a tutto spiano anche i civili. Gli iraniani non vogliono mollare i jihadisti di Aleppo se non in cambio della fine dell'assedio degli sciiti di Fuaa e Kefraya nell'area di Idlib. La Russia e la Turchia (che con l'Iran si troveranno a Mosca il 27 dicembre) fanno finta di negoziare per salvarsi reciprocamente la faccia: Putin non vuole passare come il macellaio di Aleppo ed Erdogan deve farsi perdonare di avere mollato i jihadisti che ha sostenuto fino a ieri contro Assad prendendo i soldi delle monarchie del Golfo. Gli Stati Uniti ad Aleppo si erano impegnati a separare la sorte della guerriglia dei jihadisti di Al Nusra dalle altre formazioni ma avendo sostenuto anche i qaidisti in funzione anti-Assad hanno molto da nascondere e poco da dire di fronte alla sconfitta. Quasi ne uccide più l'ipocrisia che le bombe. (A.Negri-Sole24ore-15 dic)
Siamo tutti ostaggi, dall' antichissima Aleppo alla capitale d' Europa Berlino e perfino a Mosca, di una cieca necessità di potenza che dà luogo solo a se stessa con sempre maggior furia. Farla finita con l' accumulazione, fuoriuscire dalla sua struttura generale di gestione: lo stato. ---
Il dramma di Aleppo è che i guerriglieri di Al Nusra tengono in ostaggio i civili e non intendono arrendersi alle condizioni del regime di Damasco. A loro volta le truppe di Assad non esitano a bombardare a tutto spiano anche i civili. Gli iraniani non vogliono mollare i jihadisti di Aleppo se non in cambio della fine dell'assedio degli sciiti di Fuaa e Kefraya nell'area di Idlib. La Russia e la Turchia (che con l'Iran si troveranno a Mosca il 27 dicembre) fanno finta di negoziare per salvarsi reciprocamente la faccia: Putin non vuole passare come il macellaio di Aleppo ed Erdogan deve farsi perdonare di avere mollato i jihadisti che ha sostenuto fino a ieri contro Assad prendendo i soldi delle monarchie del Golfo. Gli Stati Uniti ad Aleppo si erano impegnati a separare la sorte della guerriglia dei jihadisti di Al Nusra dalle altre formazioni ma avendo sostenuto anche i qaidisti in funzione anti-Assad hanno molto da nascondere e poco da dire di fronte alla sconfitta. Quasi ne uccide più l'ipocrisia che le bombe. (A.Negri-Sole24ore-15 dic)
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domenica 18 dicembre 2016
La visione del mondo di Palantir
Gli equilibri di potenza nella Silicon Valley parrebbe si stiano muovendo, a seconda che sia stata vinta o persa la scommessa sul nuovo presidente. Assurge alle cronache la maschera di Peter Thiel (nella foto subito alla sinistra di Trump, Tim Cook più distante), co-fondatore Pay-Pal, investitore in Facebook e fondatore di Palantir Technologies, uno dei grandi finanziatori della campagna elettorale di Trump che sembra ben disposto ad ascoltarlo per quanto riguarda il rinnovamento dell' apparato tecnologico militare. Un tipo di deal abbastanza consolidato tra politica e economia. Le vie del businnes sono infinite, tranne che si scontrano con le proprie premesse: "le promesse occupazionali del presidente eletto non possono essere
mantenute dai giganti della tecnologia: il loro modello di affari non si
basa su una simile creazione di posti di lavoro diretti."---
All’inizio di aprile 2014, John Podesta, futuro presidente della campagna di Hillary Clinton, scrive a Robby Mook, futuro campaign manager. In copia Cheryl Mills e David Plouffe, già nella squadra di Hillary e Obama. L’argomento della mail – una delle migliaia rese disponibili da WikiLeaks – è l’incontro con Eric Schmidt, direttore esecutivo di Google (oggi Alphabet). Secondo Podesta, Schmidt è entusiasta («è pronto a trovare fondi, dare consigli, trovare persone di talento»), vuole essere riconosciuto come «capo consigliere esterno», ma rispetta la struttura della campagna che va formandosi.
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domenica 11 dicembre 2016
Exit strategy -la fantomatica coscienza di classe #10
[...] se è chiaro che
il sistema produce le sue proprie crisi, la prospettiva cambia. Quello
che veramente accade è questo: il sistema del mercato, e soprattutto il
mercato dei capitali, pone i suoi propri limiti a se stesso. Il problema
è concepito capovolto perfino da parte degli oppositori più incisivi
della globalizzazione, perché in effetti essi accettano il punto di
vista teorico che la globalizzazione è un processo automatico e
naturale, e limitano i loro obiettivi (decisamente nel caso della Tobin
Tax) a ’gettare un granello di sabbia nel meccanismo’. Non ho nulla
contro il gettare sabbia nel meccanismo se ciò migliora la condizione
umana, ma il problema è secondo me molto più serio, perché l’intero
veicolo esce periodicamente di strada con o senza la sabbia. In questo
caso, il problema è completamente diverso: scappare con le minime
perdite di vita. Il punto non è quello di fermarlo o di farlo avanzare;
questo è un falso dibattito. Il problema è cosa fare riguardo ai
terribili risultati che si verificano quando il veicolo si ferma da
solo.
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giovedì 8 dicembre 2016
Il non-equilibrio
Un estratto da un articolo di Guglielmo Carchedi reperibile in rete dal titolo "Dialettica e temporalità in Marx". Articolo che non ho strumenti per comprendere pienamente e a questo limito il copia-incolla. Quel geniaccio di Marx, ponendo a contatto la processualità storico-sociale dell' economia e la matematica -passaggio necessario per estrarre dalla complessa fenomenologia capitalista le sue leggi di movimento- e osservandone la reazione, deve necessariamente inserire anche (la inserisce correttamente ovunque!) in quest' ultima una temporalità che volgarmente non le si attribuisce. La cosa, come è successo spesso, non piace a chi ha una concezione feticistica dell' economia -ma direi delle scienze in generale- in cui un oggetto sociale si analizza come fosse un asteroide. Una implicazione di questo distendersi nel tempo è che tramonta la coppia concettuale "cosmogonica" disequilibrio/equilibrio a favore di quella ben più espressiva di tendenza/controtendenza, in cui è la stessa unità contraddittoria del Capitale (e non princìpi opposti che si escludono a vicenda) a provocare le onde economiche espansive all' interno di una unica legge tendenziale di movimento. Cercare di smentire la teoria del valore o, più facile, alcune delle sue singole asserzioni è una rogna che si sono cercata in parecchi.
Vi sono state molte dispute nella storia della teoria del valore. A incominciare dagli anni 1980, una controversia è divampata tra i marxisti che sostengono che l’economia è in equilibrio o tende verso di esso (l’approccio dell’ equilibrio) e quei marxisti che sostengono che la nozione di equilibrio è aliena alla teoria di Marx.
Per questi ultimi, non solo l’equilibrio ma anche le deviazioni da esso (il disequilibrio) sono solo potenti nozioni ideologiche che non hanno alcuna rilevanza per una teoria economica del mondo reale. Infatti, l’economia capitalista tende non verso l’equilibrio ma verso le crisi attraverso una successione di cicli economici. I due approcci sono radicalmente differenti. I termini ‘economia del (dis)equilibrio’ e ‘economia del non-equilibrio’ sottolineano questa differenza. La disputa non è ancora stata risolta, in una maniera o nell’altra.
domenica 4 dicembre 2016
Siamo tutti in ballo
Sì, no, non lo so, astensionismo di maniera, illibertà è partecipazione. Le alternative poste dal Dominio sono sempre più stringenti e allo stesso tempo mai si occupano davvero di cosa c'è in ballo: è che siamo tutti in ballo. Non amo la Costituzione nata dalla Resistenza, il quadro normativo, superato nella sua forma compromissoria dai fatti, del rapporto del sfruttamento di una classe sull' altra, in cui è scritto nero su bianco che la fatica di produrre non può essere equamente ripartita e che a partire da ciò una accozzaglia di gruppi, masse, personale politico, potentati e strati sociali, possibilmente impermeabili allo scorrere dei decenni, si fa Stato. E' il miraggio della sovranità popolare. Questa illusione contiene qualche verità: "il popolo", un tempo lievito della mutazione sociale, è "salito", sino a diventare il lievito della coesione sociale.
Eppure una toccatina a Pinocchietto Renzi andrebbe data a mio modo di vedere esclusivamente per le sue politiche platealmente di classe, non che potrebbe essere altrimenti, che alcuni sottolineano ingiuste "in quanto vengono dal centro-sinistra". Forse non si sono accorti che la fase progressiva della sinistra è finita al più tardi a metà degli anni 70. I soliti mugugni. Bhe, chi segue questo blog sa che sul argomento non spreco fiato, il concetto "sinistra" non ha nulla a che fare con l'orientamento verso l' altro modo di produzione, quello più elevato intendo.
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