domenica 22 novembre 2015

La geopolitica ovvero la strategia necessaria



Intervista recente e molto molto interessante a uno dei principali e si dice più ascoltati, da chi riesce a leggere i suoi report, analisti di geopolitica, laddove geopolitica è veramente la stessa cosa che il dominio della forma valore mediato da giganteschi apparati statuali, verità a cui scienza e scienziati borghesi non accedono. Tale è la realtà, a nulla serve abbellirla, solo per il proletariato internazionale capire fino in fondo la dialettica del proprio presente storico è dirimente. ---



Stratfor è la principale agenzia di intelligence privata statunitense e George Friedman è il suo fondatore. Analista assai influente presso l’amministrazione statunitense, ha previsto correttamente alcuni degli eventi più significativi degli ultimi anni, dalla crisi dell’euro allo scontro tra Russia e Stati Uniti. Spesso le sue analisi sono fortemente influenzate dalla filosofia hegeliana.

sabato 21 novembre 2015

Douce France


Naturalmente nelle dinamiche inter-imperialiste che agitano il Medio-oriente il businnes delle armi, assieme a quello della droga e delle risorse energetiche, gioca un ruolo centrale. Non mi stupisco che le stragi urbane a carico di civili parigini abbiano salvato il posto di lavoro di altri francesi, gli operai delle industrie aerospaziali, ramo di industria d'avanguardia su cui la douce France poggia una bella parte della sua strategia di potenza. ---


La ridente cittadina di Saint-Cloud si trova soltanto a dieci km dalla Cattedrale di Nôtre-Dame. In questo piccolo ricco borgo a ridosso della città di Parigi hanno vissuto principi, re di Francia e Napoleone ci fece persino il colpo di stato del 18 Brumaio. Saranno le sue origini reali ma la cittadina è conosciuta anche per essere tradizionalmente schierata a destra. Non a caso qui vive la dinastia Le Pen che ha lasciato la sua impronta in tutto il tessuto urbano.
A Saint-Cloud sorge anche la sede centrale di Dassault Aviation, fiore all’occhiello dell’industria bellica francese, che produce i caccia Mirage 2000 e i caccia Rafale che proprio in queste ore bombardano intensamente Raqqa in Siria ed altri obbiettivi legati all’attività di Daesh. Questi apparecchi vanno a ruba nel Medio Oriente in fiamme, soprattutto in quei paesi come Qatar, Arabia Saudita, Egitto, paesi in prima linea nella guerra globale provocata dal Daesh.

domenica 15 novembre 2015

Per una lettura materialistica delle vicende medio-orientali



Articolo del agosto scorso, apparso su info-aut, inquadra bene in poche parole ben scandite la situazione socio-economica medio-orientale---

Le conquiste di Daesh (nome arabo di quello che qui da noi viene erroneamente tradotto in Stato Islamico) in Iraq e Siria sono soltanto gli ultimi avvenimenti sfruttati dai media mainstream per riproporre la storia di una (presunta) decadenza della civiltà medio-orientali legata all' Islam. Funzionale alla riproduzione di pseudo-analisi dal carattere marcatamente orientalistico che usano come prisma di lettura quello della religione islamica, e la sua presunta incapacità ad adattarsi alla modernità, la narrazione occidentale del Vicino e del Medio Oriente ha una storia secolare come fenomeno culturale e politico. Essa non è una vuota astrazione, ma è la risultante della cristallizzazione dei rapporti di forza costituitosi nel tempo (già la stessa definizione di Medio Oriente presenta aspetti di parzialità linguistica, dovuti alla forza di chi ha imposto questa etichetta) e il prodotto di energie materiali ed intellettuali dell'uomo.

sabato 14 novembre 2015

La crisi dell'Isis in Siria e Iraq e il terrore a Parigi

In fondo alcune mie considerazioni---

Francia sconvolta, di nuovo sotto attacco, in un modo che nessuno osava immaginare: sette attentati terroristici nella città di Parigi. Un centinaio di persone sono state uccise dai terroristi nel teatro Bataclan; 40 allo Stade de France, mentre era in corso l'amichevole Francia-Germania, a causa di tre esplosioni, di cui una innescata da un attentatore suicida. Altri attacchi, di cui uno a colpi di Kalashnikov davanti a un ristorante del X Arrondissement, e l'altro in Rue de Charonne, nell'XI Arrondissement, hanno causato altre vittime e diversi feriti. Sparavano inneggiando ad Allah, hanno raccontato dei testimoni. 

"Lascia esterrefatti come i governi occidentali non abbiano subito realizzato che l'offensiva anti-Isis in Iraq e Siria avrebbe avuto come conseguenza immediata un aumento repentino degli attentati in Europa e negli Stati Uniti" dice a ilsussidiario.net il generale Carlo Jean poco dopo mezzanotte, mentre arriva la notizia che Hollande ha decretato la chiusura delle frontiere e lo stato di emergenza.

Il sussidiario aveva raggiunto Jean già nel pomeriggio di ieri, per un commento — che riportiamo — agli ultimi eventi bellici nel quadrante di Siria e Iraq, in particolare la presa di Sjniar da parte delle forze curde con il supporto dell'aviazione americana. "L'Isis oggi è in grosse difficoltà nelle sue zone chiave e per mantenere il prestigio che gli procura reclutamenti e finanziamenti aumenterà le azioni all'esterno del califfato". E ancora: "Non è da escludere il pericolo di attentati in Europa, perché l'Isis bisogno di atti eclatanti per mantenere il prestigio agli occhi dei tanti fanatici che lo sostengono in tutto il mondo".

domenica 8 novembre 2015

Politiche monetarie divergenti


Da un punto di vista economico, l’imperialismo è l’appropriazione sistematica di valore internazionale.

Secondo svariate analisi sulle prossime mosse della guerra valutaria in atto tra banche centrali (le cosiddette politiche monetarie diverging) parrebbe che oramai ci siamo: dopo il dato USA di ieri l'altro sulle buste paga non-agricole, molto superiore alle attese (e al netto della cronica imprecisione previsionale dell' agenzia che gestisce le rilevazioni statistiche), la Federal Reserve si preparerebbe alla stretta monetaria annunciata più volte. Solo in pochi sono rimasti a sostenere il prolungamento delle politiche accomodanti da parte della più potente banca centrale del mondo, comunque andrà è certo che ce lo piglieremo in quel posto. Semmai sarà più interessante stabilire quanto saranno conflittuali, più che divergenti, le scelte che faranno i vari board nei prossimi mesi. Americani, cinesi, europei e giapponesi sono tutti in fasi diverse del ciclo economico rispetto alla permanenza della crisi sistemica dei profitti e conseguentemente dovranno operare in maniera opposta. 

sabato 31 ottobre 2015

Ammazzafegato


E' vero, la disoccupazione al 11,8% -e nell' area euro è un punto meno- non sembra essere di per sè un problema ingestibile per l'ordine sociale vigente, si campa dei gruzzoli passati  accumulati dalle famiglie. Nel 2007 pensavo che i risparmi durassero meno e si avesse prima di oggi qualche vera fiammata, invece i piccoli capitali passati, con piccole rendite urbane e non, e le pensioni sembrano sopperire a salari e stipendi all osso, oppure nulli, o parziali e neri

 'A nuttata non è per ora passata, rimane per le borghesie il punto dirimente di operare altra distruzione di capitale perchè a tutt'oggi quella già incorsa sembra essere insufficiente a risolvere i problemi di redditività al capitale industriale, non solo nelle economie mature ma pure in quelle che aspirano a uscire dal momento industriale più pionieristico -che si intreccia ad un certo punto con una qualità capitalistica bassa, l' imperialismo dei capitali esteri a bassa composizione organica e, oppure, della semplice fornitura di materie prime, parecchio esposta a rischiosità dal punto di vista del valore.

venerdì 23 ottobre 2015

Spazio al Capitale !


La bulimica fame di guadagni porta ad allargare ancora e ancora i confini dello spazio che si può mettere a profitto, a partire da quello esistenziale degli individui. Ma lasciamo da parte soggettive malinconie e avventuriamoci nella scia del businnes interstellare, in cui figurano anche gli italiani, non a caso conosciuti come popolo di navigatori, come di un' altra mezza dozzina di cose.---


I privati sono da tempo protagonisti del settore spaziale in qualità di costruttori e sviluppatori dei satelliti e dei veicoli con e senza equipaggio. Gli Stati Uniti hanno aperto un nuovo fronte delle attività commerciali in orbita terrestre, e noi lo analizziamo

IL RUOLO DEI PRIVATI – Quando si parla del settore privato nello spazio, si fa spesso erroneo riferimento alle aziende che negli ultimi anni stanno ottenendo degli exploit nell’ambito dei programmi avviati dalla NASA (di cui parleremo in seguito). In realtà il settore commerciale è da tempo inserito nell’ambito delle costruzioni spaziali, con aziende nel ruolo di appaltatori o sub-appaltatori. Tutti gli oggetti spaziali, che siano satelliti, sonde interplanetarie o veicoli con equipaggio, sono commissionati dalle agenzie spaziali o da clienti privati alle aziende che da anni operano nel settore.

domenica 18 ottobre 2015

Economic warfare


"L' Imperialismo fase suprema del capitalismo" è un testo che ha un secolo di vita e la lungimiranza di Lenin, data dal acume critico e dal metodo,  ne fa un testo-chiave per capire la nostra attualità -essendosi nel frattempo compiute le condizioni adatte per il poderoso dispiegamento del imperialismo unitario: rete del mercato mondiale, lingua e moneta del commercio internazionale omogenee, infrastrutture di collegamento, rimozione sostanziale dei retaggi tradizionali ecc- e, tanto più grave, rimane per lo più incompreso dagli anti-imperialisti o che si suppongono tali.
Fanno molto meglio, in generale, gli analisti di geopolitica che almeno non si nascondono dietro miserrime istanze come "ripristinare il dialogo civile tra nazioni", "un altro mondo è possibile" e non condannano moralmente una volta l' "Occidente" e l'altra il "Nord del mondo". 
Si introduce qui il concetto di economic warfare, una modulazione del famoso:"la guerra non è che la continuazione della politica con altri mezzi -che a sua volta è la continuazione dell' economia con altri mezzi ancora: a parità di efficacia userai il modo meno costoso per perseguire la tua strategia di potenza". 

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L’economic warfare è un concetto in continua evoluzione ed espansione di pari passo con l’avanzare della globalizzazione. Accanto ai metodi tradizionali di embargo e sanzioni economiche si sta ad oggi sviluppando una molteplicità di strumenti alternativi per minare le capacità – economiche e non – dei propri avversari

CONCETTO TRADIZIONALE – Il concetto di economic warfare può essere applicato a ogni tipo di conflitto tra due nazioni che non comporta l’intervento di forze armate, prediligendo una mobilitazione delle strutture economiche volte ad indebolire l’avversario. Se tali azioni sono soprattutto concentrate in tempo di guerra, affiancando azioni militari, nel corso degli anni la nozione di economic warfare ha subito radicali ampliamenti a seguito delle interconnessioni economiche dovute dalla globalizzazione, facendone un concetto liquido e di più difficile interpretazione. Scopo della guerra economica è, a oggi, quello di influenzare le decisioni dei Paesi obiettivo senza l’uso della forza.

sabato 17 ottobre 2015

Cicale, formiche, mantidi - Per una entomologia del insetto sociale


"Cicale o formiche? Questo è il dilemma" che ci pone il dominio del Capitale tramite la sua irrazionale logica ancor prima che attraverso i suoi speakers media-etici ed ideologici. E se rimandassimo al mittente l' alternativa tra consumatori compulsivi ed indebitati contro risparmiatori tirchi e stitici ma con i conti in ordine ? Ce li avrei, io, dei conti da pareggiare, ma è che stamane, ancora più stringente (la fase anale non è, evidentemente, superata), è che  stamane, dicevo, nelle mie oramai rigide meningi, si è fatta strada una ampia proposta programmatica: farci mantidi in attiva -cioè dialettica- attesa del inaspettabile.


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Nell’immaginario europeo siamo soliti considerare il cittadino continentale come risparmiatore, rispetto a quello americano visto, invece, come un dissipatore, spesso anche assai indebitato. Non si tratta di una banalizzazione tra buoni e cattivi, ma di una consuetudine ormai radicata che nasconde anche alcune verità.

 Dagli inizi degli anni ’80, con l’avvento della Reaganomics, gli americani hanno spesso vissuto sopra ai loro mezzi, vale a dire utilizzando il debito come strumento per coprire la differenza tra reddito disponibile e spese sostenute. Tale abitudine è divenuta, purtroppo, una consuetudine consolidata e non sorprende che la percentuale di risparmio del cittadino medio sia una delle più basse al mondo.

sabato 10 ottobre 2015

Siria: il sottile confine tra realismo e cinismo


Pescato stamane dal sito dell' ISPI, un articolo-quadro sul rompicapo siriano in cui alcune grandi potenze globali (USA, paesi europei di tradizione coloniale ) si muovono manifestamente a casaccio, sorpassate in capacità di iniziativa da medie potenze locali in lotta fra loro per la supremazia regionale. Fa caso a sè l' interventismo del muscolare zar di tutte le russie.
Il concetto di imperialismo unitario, causa e non effetto della globalizzazione capitalistica, quando indossa i panni della congiuntura particolare si dissimula nelle varie volontà di potenza dei diversi attori, portatori di contrapposti interessi economici ed ideologici che insistono su una determinata  area.
Il Medio Oriente a volte appare come "waste land" ma anch' esso, una volta che è "messo a lavoro", cioè a profitto, in altre parole spremute le risorse naturali e soprattutto quelle umane delle masse diseredate, produce una ricchezza su cui tutti coloro che aspirano al dominio vogliono mettere le mani. ---
 

Per i più ottimisti, quelli che pensavano che l’Iran deal avrebbe portato la soluzione per ogni male del Medio Oriente, la doccia fredda è arrivata subito. È arrivata in Siria, dove col rafforzamento dell’Iran, la disperazione del regime e le accentuate insicurezze saudite, le cose non si sono affatto risolte. Anzi, si sono complicate. La verità, semmai, è che l’Iran deal ha incrementato gli incentivi delle potenze regionali per continuare il conflitto. Teheran, forte di una rinnovata posizione internazionale e di centinaia di miliardi in arrivo nel suo budget sfiancato, non vede alcun motivo per smettere proprio ora di combattere. Se prima poteva ottenere 10, ora può ragionevolmente sperare di ottenere 100. Dall’altra parte, i sauditi e i loro alleati del Golfo hanno visto poche firme su un trattato spazzare via la loro tranquilla egemonia regionale. Dopo aver sgominato la minaccia dei Fratelli Musulmani in Egitto ora l’Iran si affaccia come un pericolo ben maggiore al quale non si può più concedere niente. Se prima in Siria sarebbero stati disposti, forse, a concedere 5 per ottenere 10, ora che ai loro occhi l’Iran ha ricevuto 100 dall’Occidente non gli si può più concedere niente. Da nessuna parte. In Yemen e, soprattutto, in Siria.