sabato 21 novembre 2015

Douce France


Naturalmente nelle dinamiche inter-imperialiste che agitano il Medio-oriente il businnes delle armi, assieme a quello della droga e delle risorse energetiche, gioca un ruolo centrale. Non mi stupisco che le stragi urbane a carico di civili parigini abbiano salvato il posto di lavoro di altri francesi, gli operai delle industrie aerospaziali, ramo di industria d'avanguardia su cui la douce France poggia una bella parte della sua strategia di potenza. ---


La ridente cittadina di Saint-Cloud si trova soltanto a dieci km dalla Cattedrale di Nôtre-Dame. In questo piccolo ricco borgo a ridosso della città di Parigi hanno vissuto principi, re di Francia e Napoleone ci fece persino il colpo di stato del 18 Brumaio. Saranno le sue origini reali ma la cittadina è conosciuta anche per essere tradizionalmente schierata a destra. Non a caso qui vive la dinastia Le Pen che ha lasciato la sua impronta in tutto il tessuto urbano.
A Saint-Cloud sorge anche la sede centrale di Dassault Aviation, fiore all’occhiello dell’industria bellica francese, che produce i caccia Mirage 2000 e i caccia Rafale che proprio in queste ore bombardano intensamente Raqqa in Siria ed altri obbiettivi legati all’attività di Daesh. Questi apparecchi vanno a ruba nel Medio Oriente in fiamme, soprattutto in quei paesi come Qatar, Arabia Saudita, Egitto, paesi in prima linea nella guerra globale provocata dal Daesh.

La Francia ferita dagli attentati, la Francia in guerra ma la Francia che batte record su record nell’esportazione di armi nel mondo. Inutile nascondersi dietro a un dito. Secondo le cifre pubblicate nel rapporto parlamentare sulle esportazioni di armi della Francia, nel 2014 Dassault Aviation ha totalizzato 8,21 miliardi di euro di guadagni, miglior risultato degli ultimi 20 anni, anche migliore dei risultati del 2009 (8,16 miliardi) e del 1998 (8,18 miliardi). Le cose nel 2015, dopo quindi gli attentati di Charlie Hebdo, sono migliorate a dismisura per l’industria degli armamenti francese.
Per Laurent Collet-Billon, delegato generale sugli armamenti presso la Commissione Difesa francese, l’anno 2015 sarà addirittura un anno record per le esportazioni di armi francesi. La sua analisi è sopraggiunta prima degli attacchi di Parigi e diversi specialisti sono concordi nell’affermare, non senza un certo imbarazzo, che con l’attentato e la nuova coalizione internazionale in chiave anti- Daesh gli affari della Francia nel settore degli armamenti andranno ancora più a gonfie vele.

Del resto il Paese è da poco riuscito a firmare un contratto con l’Egitto per la vendita di 24 caccia Rafale con armamenti associati per una cifra complessiva di 5,2 miliardi di euro e di fregate multimissione (FREMM) che hanno totalizzato 1 miliardo di euro. Fine agosto 2015: la Francia ha già totalizzato 8,5 miliardi di euro di guadagni nel settore degli armamenti. In seguito, nel mese di ottobre, è arrivato il contratto firmato con il Qatar per altri 24 caccia, oggi non ancora in vigore, un contratto valutato a 6,3 miliardi di euro, di cui solo 2 miliardi per armamenti associati ai caccia.
Del resto, mentre la preparazione e la logistica degli attacchi al Bataclan erano oramai a buon punto, Jaber Al-Moubarak Al-Ahmad Al-Sabah, primo ministro del Kuwait, calcava le strade di Parigi per firmare un triplice contratto per esercito, aeronautica, marina: un totale di 2,5 miliardi di euro. Nel contratto c’è anche un’opzione per l’acquisizione di 24 elicotteri ad armamenti pesanti Caracal ed altri 6 che dovrebbero totalizzare 1 miliardo di euro di guadagni.

Questi elicotteri prodotti da Airbus Helicopters, filiale d’Airbus Group, concepiti per missioni di salvataggio durante i combattimenti e trasporto di truppe sulla lunga distanza, sono dotati di un sistema di blindaggio automatico, di autoprotezione e detezione radar dei missili. L’esercito francese ne possiede solo 19 ma ne vende ben 24 al Qatar che ha deciso di acquistarli dopo l’attacco di Daesh ad una moschea sciita nella capitale, attacco che ha provocato 26 morti(questa motivazione è tutta da verificare -nota mia). All’Arabia Saudita invece la Francia ha venduto altri dispositivi militari per un totale di 600 milioni di euro di guadagni. Insomma le cifre parlano chiaro e sono state anche annunciate dal ministro delle difesa in persona, Jean-Yves Le Drian, ora sul fronte nella guerra contro Daesh, nel corso di un’intervista a Journal du Dimanche: la vendita di armi nel 2015 ha già totalizzato 15 miliardi di euro.

Ma perché queste esportazioni sono così importanti per la Francia? Uno studio d’impatto realizzato nel 2014 sulle esportazioni di armi ha evidenziato che, così, si è riusciti a ridurre il deficit di budget francese del 5-8% grazie alla creazione/preservazione di circa 27.000 impieghi nel settore armamenti. Dunque la vendita di armi è diventata una priorità politica nazionale.
La Francia che afferma di non poter rispettare il plafond di bilancio a cause delle prossime spese militari legate all’imminente guerra tiene sicuramente anche in conto della probabile impennata nella vendita di armi francesi dopo il lancio della crociata contro Daesh. Ma la UE che chiude un occhio, anzi due, su questi obbiettivi ( forse comprensibilmente) l’avra' tenuto in conto ?



19 Novembre 2015
 di Marco Cesario
reperibile in rete

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