venerdì 12 febbraio 2016

The big short

« Nulla può quindi essere più sbagliato e assurdo che presupporre, sulla base del valore di scambio,
 del denaro, il controllo degli individui associati sulla loro produzione complessiva”


La finanziarizzazione è strettamente collegata al macchinismo e alle esigenze dell'economia di scala: indebitarsi per ammodernare ed ampliare continuamente gli impianti - cambiando di rimando la forma dell' organizzazione e il comando sul capitale variabile, per acquisire o fondersi con la concorrenza, per ricoprirsi dai chiari di luna del mercato: il capitalista finanziario è servito!

L' enorme montagna dei capitali che partorisce un topolino di plusvalore (l' indicibile plusvalore che idrata le cellule del mostruoso organismo!) subisce una svalutazione sistematica che solo temporaneamente le diverse governance monetarie possono arginare, agendo sul valore internazionale della divisa e sul costo del debito.

Infatti non arginano più nulla: l'attuale big short ("La grande scommessa" è un bel film) è partito proprio in risposta alle disattese promesse della BCE e del timidissimo rialzo FED. Visto il clima è più che normale che molti assumano posizioni di vendita allo scoperto almeno fin quando altri tenteranno di cavalcare i rimbalzi.

Ma questa è solo una superfetazione, il problema è che il can can della produzione e del realizzo è diventato un drammatico tango. Chi detiene capitale si rifiuta di entrare in un circuito produttivo poco redditizio, e, data l'incertezza, molto rischioso e con tempi di ritorno troppo lunghi. A volte si riflette poco su questa storia del tempo di rientro, la bronzea legge del Capitale vuole sicuramente massimizzare il profitto ma -non secondariamente- proprio nel minor tempo possibile

4 commenti:

  1. Non secondariamente, già. E la fretta è sempre cattiva consigliera.

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  2. d'altronde nei tempi lunghi siamo tutti morti
    ciao

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    1. tutto ok, però bisogna tener conto che è il plusvalore che funge da capitale aggiuntivo. non è poi un topolino ma è straordinariamente tanto anche se, come dici bene, sempre più insufficiente rispetto alle esigenze di valorizzazione. la crisi finanziaria nelle sue dinamiche sta prendendo un ruolo autonomo, un fattore di per sé deflagrante, e con essa il peso del debito sia privato che quello degli stati.

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    2. Sì, m'interessava calcare la mano, sinteticamente, sul tempo di circolazione del meccanismo accumulativo. per quanto si sforzino di rendere scorrevoli i flussi di forma-merce, l'immediatezza del deal operato con forma-denaro è imbattibile. Le sfere cercano di autonomizzarsi, la consuetudine dello sdoppiamento, ne capisco solo alcune ragioni ma qualcosa d' importante mi sfugge.

      I rapporti di forza tra orgware si riflettono nei rapporti di debito tra stati, praticamente una mina vagante in grado di semplificare, ed in questo potrà essere deflagrante, l' intreccio piuttosto caotico di macro e micro interessi imperialisti

      Nei tuoi ultimi post rintraccio un salto di qualità, non che prima fosse bassa, ti seguo con attenzione

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