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domenica 25 agosto 2019

Jackson Hole meglio che Biarritz

"In the longer term,
we need to change the game"


Weekend di incontri internazionali sotto i minacciosi nuvoloni delle crescenti tensioni attorno ad un sempre più difficile accordo sui dazi. Lo scricchiolio del decennale ciclo espansivo americano potrà essere decisivo in merito, non a caso Trump si sta orientando, per le prossime presidenziali, sulla linea di marketing "usato sicuro", abbandonando quella da "unto del Signore".

Poi ci sono gli abitanti di Hong Kong -fra i manifestanti si vedono molte classi sociali e di età- che ci hanno preso gusto a rompere le uova nel paniere dell' impero di Mezzo. Forse il controllo è diventato così soffocante da richiedere a tanti atomi sociali di gettare il proprio corpo nella lotta?

domenica 11 agosto 2019

Summertime

Tempo d' estate, tempo di mare. Pare s' andrà votare, anzi forse no. Propendo per un governo del presidente che in fondo va bene a tutti, anche ai dirigenti leghisti, cioè praticamente l' incarnazione della maggioranza di chi va a votare. Nel paese dove vivo, poche migliaia di anime in quel centro italia che consuma esattamente quanto produce, di tradizioni comunista quanto democristiana, la lega alle europee ha preso il 42%. Alle politiche la media nazionale. Qui vanno a votare dicendo che un secolo fa i fascisti, quelli passati alla storia intendo, picchettarono i seggi per impedire il voto. Non ho neanche la forza di obbiettare che forse a distanza di un secolo almeno il sospetto che già allora andare alle urne non fosse stata una gran idea gli sarebbe potuto venire. Andarci oggi poi. Non fossi così spossato mi piglierebbe una risatina ilare.
 
La situazione economica internazionale invece mostra crepe sempre più ampie: la earning season americana ha visto in parte fallire e in parte confermare le previsioni sugli utili del trimestre scorso  ma quello che risalta di più è la generalizzata riduzione delle prospettive per i prossimi trimestri, un abbassamento della guidance che coinvolge tutti i rami produttivi inclusi i beni ciclici.

domenica 3 febbraio 2019

De-globalizzazione monetaria ?

it's gas !

I rapporti fra divise prezzano i rapporti di forza fra le varie aree capitalistiche, dove però la trasmissione non è affatto 1:1.  Non è detto che la supremazia la si misuri meccanicamente con il metro di una moneta forte, ma con la possibilità di poterla posizionare dove conviene in quel momento.  L' U-turn del governatore Fed Jerome Powell sui prossimi step di rialzo dei tassi d' interesse è eloquente. A mio avviso anche questa lunga querelle politica sullo shutdown è concordata fra democratici e repubblicani per non far irrobustire troppo il biglietto verde, visto che gli USA sono gli unici al mondo a ritrovarsi un' economia che così ancora per un pò strapperà al rialzo mentre Cina ed in particolare l' Europa arrancano, il Giappone così così. Si sta cercando di porsi nel terreno migliore per riprendere quel pò di  controllo politico, nella misura del possibile, sui flussi finanziari globali, quelli stessi che determinano e sono espressi nelle loro operazioni dal dollar index, il rapporto di cambio del dollaro contro un paniere di monete.  La globalizzazione esprime tali asimmetrie che l' ente statuale, se riprendesse un minimo di controllo del proprio mercato interno, il  più ricco del mondo, ritroverebbe una rinnovata fonte di potere e legittimazione. Da qui un' altra prospettiva per leggere le esigenze  di aprire la  trade war contro Cina e EU.

A questo proposito negli ultimi mesi l' EU sembra perdere rapidamente punteggio sul piano economico e politico, le troppe faccenduole gestite con i piedi a partire dalla Grecia per giungere al labirinto della Brexit fanno pari con l'oramai sempre più evidente gap tecnologico  rispetto ai principali concorrenti, in primis nello sviluppo dell' intelligenza artificiale e dei big data. Mai come in queste settimane le borse europee aprono e chiudono strette tra gli umori prima di Tokyo e Shangai e dal pomeriggio in poi di New York. Il trattato di Aquisgrana, firmato in settimana da due leader fortemente indeboliti, getta ora le basi per un impegno franco-tedesco in campo militare, a quasi 30 anni da Maastricht. Gli analisti americani ancora ci ridono.

Tratto da Aspenia, l' articolo di Maurizio Sgroi ci parla dei complicatissimi equilibri, in egual misura geo-politici e geo-economici- in cui fluttuano le principali valute di scambio internazionale. Ancora una volta le relazioni in campo energetico sono un punto di vista privilegiato--- 


Nulla racconta meglio del tramonto di un impero quanto osservare le vicissitudini della sua moneta. Cento anni fa, quando ancora il mondo degli affari era denominato in sterline, la Grande Guerra segnò l’inizio del tramonto per il dominio di Londra nel mondo finanziario. Ma ci vollero alcuni decenni prima che la sterlina perdesse la sua supremazia. Solo nel secondo dopoguerra il dollaro si affermò definitivamente come principale valuta di riserva, nonché quale strumento del commercio internazionale e finanziario. La sterlina rimase dignitosamente a far presenza, come capiterà allo yen alcuni decenni dopo e più tardi ancora al giovane euro e al giovanissimo yuan, che solo di recente ha iniziato a muovere i suoi primi passi nel Grande Gioco valutario.