giovedì 17 novembre 2016

Il ritardo -italiano


Sembra che non sia cambiato molto in questo misero paese che si accapiglia sul niente e si pregia di lasciare insolute le questioni cruciali Mi riferisco al pluridecennale gap tra lo sviluppo socio economico e la infrastruttura politica, l' eterno ineguale sviluppo. E, allargando lo sguardo, il tutto  in un fortissimo ritardo rispetto ai più diretti, vecchi e nuovi concorrenti nella competizione imperialistica globale. La riforma costituzionale e la legge elettorale sembrano essere  pensati più per mimetizzare, agli occhi degli osservatori internazionali, la strutturale incapacità del personale politico a riformare. Neppure il bipartitismo - nel testo emerge bene la sua necessaria funzione, peraltro oggi parecchio in crisi- qui ha attecchito e i due italici poli -anzichè riformare velocemente per adattare il corpo sociale alle accelerazioni economiche- hanno prodotto inciuci di tutti i generi e quindi immobilismo.   La stessa nozione di capitalismo di stato come qui declinata, dopo che siamo passati attraverso la privatizzazione del IRI e dei principali gruppi industriali e finanziari a capitale "pubblico", in Italia non è mai del tutto tramontata. E che dire poi del parassitismo sociale ?---


La crisi politica esasperata è la più clamorosa manifestazione delle contraddizioni in cui si dibatte la società borghese in Italia. La crisi politica accelera la tendenza al bipartitismo, tendenza che é funzionale al sistema, ma aggrava tutti i problemi economici del capitalismo e le condizioni di vita del proletariato, dalla perdita del potere di acquisto alla disoccupazione. L’ indebolimento dell’ imperialismo italiano in rapporto alle potenze che stanno crescendo rafforzate dalla crisi mondiale di ristrutturazione si accentua sempre più ed ha come effetto,  rapido e precipitato, un ulteriore condizionamento internazionale ed un ulteriore processo di imputridimento sociale e politico.

La crisi politica raggiunge ormai toni parossistici che non fanno altro che aggravare l' indebolimento della metropoli italiana. Il capitalismo italiano ha dimostrato negli ultimi due anni l' incapacità a portare avanti una vera ristrutturazione e questa incapacità, questo ritardo nei confronti dei suoi concorrenti, questo problema rimandato di mese in mese si e accumulato e addensato proprio quando il sistema mondiale esprime confronti e conflitti interimperialistici al piu alto livello.


Immobilizzato da una sovrastruttura arretrata, 1’imperialismo italiano sta scontando l' inevitabile convulsione frenetica di istituti politici e statuali non corrispondenti ad una economia profondamente integrata in una struttura mondiale che si è andata rapidamente modificando. Che una potenza si indebolisca e declini e nel corso storico-naturale dell’inegua1e sviluppo del capitalismo nel mondo. Il declino del1’imperialismo inglese dura da settant’anni. Che l'indebolimento e i1 declino porti ad una convulsione esasperata della vita politica in un determinato Stato e, però, determinato da uno squilibrio profondo tra la struttura e la sovrastruttura.

E' ciò che accade in Italia dove il ridimensionamento di questa potenza sul mercato internazionale non trova una capacità di adattamento e di adeguamento. Incapace a riacquistare forza, l' imperialismo italiano manifesta la stessa incapacità a perderla. Cio si ripercuote in una crisi politica sproporzionata alla reale possibilità di mutate un dato di fatto internazionale. Dice Lenin che quando la crisi economica e sociale de1capitalismo non trova il proletariato con una forza sufficiente per abbatterlo la societa imputridisce e questo imputridimento può durare per interi decenni.

La situazione italiana, da anni, presenta parecchi segni di tale imputridimento. I1 capitalismo si inoltra sempre più nella tendenza a divenire un capitalismo di Stato a bassa produttività e bassa efficienza. Attorno al capitalismo di Stato, ormai egemone, si raggruppano settori privati industriali, commerciali e finanziari che sopravvivono solo con finanziamenti statali. I1 capitalismo di Stato, nel cui interno vari gruppi si scontrano impossibilitati ad una reale unificazione, si ramifica in schieramenti misti statali e privati i quali lottano per usare lo Stato secondo i loro interessi particolari. 

Lo Stato, inadeguato nella sua organizzazione a compiti specifici derivanti da un impetuoso sviluppo economico ventennale, e sempre più incapace di assolvere i1 ruolo di mediatore degli interessi dei singoli capitalisti e di unificatore dei loro interessi generali di classe. Riesce ad assolvere, ormai, interamente solo la funzione di apparato di repressione antiproletaria.

Il capitalismo di Stato, nel suo complesso, ha una base di massa nella piccola borghesia, negli strati burocratici ed in una ristretta aristocrazia operaia. Questa base di massa, che a livello parlamentare si esprime in tutti i partiti, ma particolarmente nei maggiori, DC e PCI, rappresenta un crescente parassitismo sociale i1 quale sommato ai gruppi rentiers della grande borghesia privata e ai gruppi capitalistico-statali a bassa produttività, alimenta l' imputridimento generale. I1 capitalismo di Stato, per ristrutturarsi, dovrebbe ridurre il peso del parassitismo sociale e, quindi, riorganizzare alcuni settori ed imprese statali e private e ridurre i1 peso della piccola borghesia e degli strati burocratici. Ma questo potrebbe farlo solo tramite uno Stato adeguato a ciò. Dato, però, che i1 capitalismo di Stato conserva questa sua base di massa, la riforma dello Stato diventa impossibile. I partiti che dovrebbero attuarla derivano la loro forza dal consenso elettorale che riscuotono nella base di massa del capitalismo di Stato. Ridurre tale base di massa significa, per ogni singolo partito, ridurre i1 proprio peso elettorale e, quindi, la propria forza come istituzione che opera per conservare lo Stato, sia riformandolo sia restaurandolo.

E' un circolo vizioso in cui si dibatte la forma parlamentaristica dello Stato, una delle forme democratiche della dittatura borghese ma non la sola. Le metropoli imperialistiche concorrenti di quella italiana, nel corso storico che ha visto numerose crisi sociali e politiche, hanno organizzato i loro Stati in forme democratiche di dittatura borghese che hanno superato i1 circolo vizioso della forma parlarnentaristica. In queste metropoli opera un bipartitismo, a volte corretto da un terzo partito stabilizzatore, per cui le misure di riduzione di strati sociali necessarie al superamento contingente della crisi capitalistica possono provocare una perdita elettorale al partito di governo che la attua con la sicurezza, per la classe dirigente, che tale perdita si travasa nel partito di opposizione che, cosi, ricambia la direzione governativa.

La metropoli italiana é in ritardo anche in questa forma democratica di dittatura della borghesia. Ciò é evidente anche nell’atteggiamento dei due maggiori partiti dell’ imperialismo italiano. La DC che,  in quanto partito maggiore di tutte le frazioni borghesi, dovrebbe rappresentare l’interesse generale del capitalismo e, quindi, riformare lo Stato e ridurre il peso parassitario della grande, media e piccola borghesia é immobilizzata e tende a conservare la sua forza elettorale proprio difendendo il parassitismo. Il PCI, da questo punto di vista, non puo rappresentare l’interesse generale del capitalismo poiché, per accrescere il suo peso elettorale, tende a conquistare la stessa area sociale caratterizzata dal parassitismo.

Tutte le frazioni, statali e private, del capitalismo grande e piccolo, trovano l’unità nella riduzione dei salari. Ma cio non é sufficiente per attenuare il ridimensionamento dell’imperialismo italiano. Una quota di plusvalore che oggi e consumata improduttivamente deve essere ceduta all’estero, un’altra quota deve andare all’investimento interno. Nelle metropoli imperialistiche più forti questa nuova ripartizione del plusvalore é già avvenuta ad opera dei meccanismi di mercato principalmente e per l’intervento dello Stato, secondariamente. In Italia non é avvenuta né ad opera del mercato né ad opera dello Stato. Ogni crisi ha uno sbocco, ogni crisi non é insolubile dice Lenin. La soluzione in ltalia, per ora, non é una vera ristrutturazione, cioé una riduzione del plusvalore consumato improduttivamente.

Mancando la riduzione del parassitismo, quale é lo sbocco della crisi? Lo sbocco attuale é l'imputridimento, lo sbocco in prospettiva può essere il protrarsi di questo imputridimento per un lungo periodo. Altri paesi capitalistici hanno avuto un simile sbocco, lo stesso capitalismo italiano ha attraversato lunghi periodi di questo tipo. Il proletariato allora non aveva la forza, come non 1’ha oggi, per rovesciare la situazione.

(aprile 1976)




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