venerdì 18 dicembre 2015

Buyback in U.S.A.

E' stato un rialzo dei tassi FED che sembrava un taglio, accompagnato da una conferenza stampa in cui la Yellen nei modi e nelle sostanza è stata dovish come richiesto dalla prima stretta monetaria dopo 9 anni, c'era ancora Greenspan. Il percorso dei prossimi rialzi è stato indicato, molte le assicurazioni che, se i dati lo non confortassero, potrà essere variato. Sono sempre sul filo del rasoio e lo sanno: i dati delle ultime trimestrali delle grandi corporate sono stati quasi sempre contrastanti: a una forte ristrutturazione spesso corrisponde un utile per azione in rialzo ma con ricavi in decrescita, altrove aumenta la massa dei ricavi ma si assottiglia il prezioso tasso di profitto. Ora un breve articolo per illustrare il buyback, uno degli artifici contabili più usati per migliorare i parametri di valutazione di una società per azioni presso gli analisti finanziari. Difendere le posizioni acquisite sembra difficile: se non corri cadi ! ----

Questa settimana si è verificato il previsto aumento dei tassi di interesse negli USA da parte della FED. L' ’inizio del ciclo restrittivo ha conseguenze rilevanti per l’' economia reale, per gli investitori in obbligazioni e anche in azioni. È importante sottolineare come, dalla scorsa primavera, il costo di indebitamento delle imprese negli Stati Uniti sia aumentato come conseguenza dell' ’innalzamento degli spread, ovvero dei differenziali di rendimento tra le emissioni societarie e i Titoli di Stato. 
 

Da diversi trimestri i risultati delle imprese statunitensi non risultano brillanti, ma sono stati resi più accettabili dalle azioni di buyback da parte delle società: con questa pratica, le imprese acquistato titoli propri e successivamente li annullano, provocando un innalzamento dei parametri di redditività delle azioni, in quanto il numero di titoli in circolazione diminuisce. I riacquisti, inoltre, vengono solitamente percepiti come un segnale del fatto che le società ritiene la quotazione del titolo inferiore al suo prezzo intrinseco e anche questo concorre quindi a generare valore per gli azionisti.

Molto spesso le società hanno attuato politiche di buyback e distribuzioni di dividendi attraverso l' ’indebitamento, anziché utilizzare la liquidità creata dall’' attività gestionale. Questo fenomeno, negli Stati Uniti, è stato agevolato dal fatto che le grandi multinazionali dispongono di ingente liquidità all’estero: esse non rimpatriano tali somme per motivi fiscali, mentre la spesa per interessi la possono utilizzare per ridurre le imposte negli USA. 

I buyback sono serviti ovviamente per sostenere le quotazioni: le imprese statunitensi non finanziarie hanno speso 4 trilioni di dollari negli ultimi 4 anni per riacquistare azioni proprie e per effettuare acquisizioni. Nel caso delle banche, secondo la FED i 6 istituti più importanti stanno mostrando un deficit di capitale pari a 120 mld$ e tale debolezza andrà a limitare la loro capacità di distribuire risorse agli azionisti, attraverso dividendi e buyback. Proprio diversi istituti di credito sono stati oggetti di riduzione del rating da parte di S&P.

È evidente che se gli obbligazionisti vogliono essere remunerati maggiormente, a parità di condizioni, questo potrà andare a scapito di buyback, dividendi e acquisizioni. Bisogna considerare che, se le imprese distribuiscono risorse finanziarie sotto diverse forme agli investitori, implicitamente significa che non dispongono di un utilizzo più proficuo, come ampliare il business, aumentare gli investimenti o avviare nuove attività. 

Si è preferito quindi acquisire nuove imprese piuttosto che sviluppare in casa nuovi progetti e spesso la finalità non è stata quella di creare nuove entità più dinamiche sul fronte dei ricavi, bensì molto più draconiane sul lato della compressione dei costi.
Quando ci si riferisce ad una fase di crescita differente rispetto al passato bisogna tenere conto di questo. Non solamente i tassi di espansione sono risultati inferiori ma è la qualità della crescita che appare non propriamente esaltante. 

Norisk, 18 dic 15

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