domenica 25 agosto 2019

Jackson Hole meglio che Biarritz

"In the longer term,
we need to change the game"


Weekend di incontri internazionali sotto i minacciosi nuvoloni delle crescenti tensioni attorno ad un sempre più difficile accordo sui dazi. Lo scricchiolio del decennale ciclo espansivo americano potrà essere decisivo in merito, non a caso Trump si sta orientando, per le prossime presidenziali, sulla linea di marketing "usato sicuro", abbandonando quella da "unto del Signore".

Poi ci sono gli abitanti di Hong Kong -fra i manifestanti si vedono molte classi sociali e di età- che ci hanno preso gusto a rompere le uova nel paniere dell' impero di Mezzo. Forse il controllo è diventato così soffocante da richiedere a tanti atomi sociali di gettare il proprio corpo nella lotta?

Al G-7 i temi scottanti e immediati in agenda sono l' Amazzonia, Iran, Russia e Brexit, mentre sottotraccia, a dare una occhiata alla lista degli ospiti di secondo piano, direi che il tema è l' Africa, le sue risorse e probabilmente l' oramai avanzata politica di espansione cinese in quell' area.

A parte il protagonismo obbligato del padrone di casa Macron, amplificato forse da dati economici che sembrano andare un pò meglio di quelli  tedeschi, gli europei continentali si presentano sempre più deboli. E' come il parlamento europeo uscito delle elezioni: ha trovato un accordo sulla von der Leyen non riuscendo a trovare una chiara linea sui temi scottanti; eleggendo per cui una donna in quanto donna con un programma che più vago non si può. Almeno qualcosa di super-partes possono dire d' averlo fatto. Ricordo Conte spacciare quest' elezione come una sua vittoria. A Biarritz il velo universalista è quello ambientale. Vedremo se si romperà ancora la stanca consuetudine della dichiarazione congiunta. Ascolto alla tv in questo momento che la dichiarazione non ci sarà.

A Jackson Hole il discorso del presidente Fed Jerome Powell, è stato apparentemente preso bene dai mercati per la appena accennata promessa che: "basandoci sulle nostre valutazioni delle implicazioni di questi sviluppi [indicatori macro, inflazione, trade war] metteremo in atto un appropriato sostegno  alla espansione". In realtà la Fed non ne vuole sentire di prendere impegni precisi con un andazzo così ballerino, e tanto è bastato a Trump per bollare Powell come "un nemico", ennesima delegittimazione via tweet che la dice lunga sul clima che regna a Washington.

Più intrigante il discorso di Mark Carney, presidente ancora per pochi mesi della Bank of England, che lancia un monito contro la incipiente guerra valutaria e propone che una criptovaluta  "potrebbe smorzare l'influenza prepotente del dollaro USA sul commercio globale". In pratica la sostituzione del dollaro come divisa di riferimento internazionale. Roba da far scoppiare all' istante la terza guerra mondiale.

La sua analisi a mio avviso discende dal postulato della irreversibile multipolarità del sistema economico e monetario planetario - e che ora soffre questa opposta fase di deglobalizzazione e rinazionalizzazione che ha nella Brexit forse il più eclatante e doloroso esempio. 


Ovviamente nulla si dice dei vari racket borghesi nazionali che prima godono dei bassi prezzi delle merci e poi, quando dopo il boom arriva lo sboom, si ritrovano perdenti economicamente e politicamente e non vedono altra soluzione che rifugiarsi nei loro rispettivi domicili identitari: si scrive classe ma si legge nazione, razza, civiltà, religione ecc.

Sono poco propenso a interpretare il discorso di Carney come provocazione o semplice wishful thinking, mi pare piuttosto la consapevolezza di quanto la situazione sia grave e una sollecitazione alla ricerca di uno strumento tecnico  "neutrale" e quindi condiviso -e qui la tecnicalità del tecnico mostra la corda. Mi sorprende comunque l' audacia della proposta, visto che chi l' avanza non è un pagliaccio ed è ancora in sella ad una delle più importanti banche centrali al  mondo.

Comunque eccepisco: quello che occorrerebbe loro -banchieri centrali, leader politici- sono teorie economiche predittive e a seguire politiche coordinate dei vari attori del capitalismo mondiale. Tutto ciò non è assente, dopo 10 anni di crisi, per avversa volontà politica, scarsa intelligenza o mancanza di lungimiranza di questo o quello, ma perchè è parte determinante "del unico gioco che c'è in città."

6 commenti:

  1. Signor Zittito, mi ha intrigato: a cosa si riferisce come unico gioco che c'è in città ?
    magari la domanda è pure banale....

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    1. se lo trovi scritto in ambito finanziario si intende questo:
      La crescita guidata dal debito, il radicamento delle imprese, la mancanza di investimenti e le crescenti disuguaglianze hanno trasformato il capitalismo in un gioco miope di kick-the-can [dare un calcio alla lattina, fare una cosa per prendere tempo]. Le banche centrali ci hanno comprato tempo, dando ai responsabili delle politiche un'opportunità per riequilibrare il sistema. Se la politica monetaria rimane l'unico gioco in città, perdiamo tutti.

      distorcendo invece io intendo l' attuale momento capitalistico, pienamente di crisi e di rimescolamento delle carte

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    2. il radicamento delle imprese è tradotto male:
      " il trinceramento delle corporate"

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    3. ok capito...
      bella storia comunque
      imho se danno l'accesso al credito sempre ai soliti , questi cercheranno di risolvere il problema sempre alla loro maniera...

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  2. ho scritto il mio senza aver letto il tuo
    quella di Carney è una bufala, ma è altresì nelle cose che prima o poi ci sarà una valuta elettronica, ma infine anche una moneta elettronica

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    1. bè certo quel signore certo non è un antistatalista, le valute fiat non rischiano nulla, la proposta sembra mirata a stemperare eventuali violente fluttuazioni delle divise in un mondo, quello dei cambi, dominato dal algotrading e dai tweet, roba che in cinque minuti mandano fallito un paese

      forse pensa a Trump che vorrebbe svalutare il dollaro per via politica, alla disperata ricerca di un vantaggio competitivo

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