giovedì 8 marzo 2018

Nelle tempeste d' acciaio


Una breve Reuters che illustra quello che sta accadendo alla Casa Bianca -dimissioni Cohn per i  dazi doganali- e che dà una qualche idea su come interpretare il protezionismo trumpiano. A me più che vento di guerra sembra una telenovela: "Trump says he still likes Gary Cohn, might come back to the White House" . Il difficile equilibrio fra promesse di protezionismo ed esigenze imperiali.


NEW YORK - "Proteggo i lavoratori americani, proteggo la sicurezza nazionale": così Donald Trump ha confermato la nuova tappa della sua offensiva protezionista. I settori da difendere stavolta sono l'acciaio e l'alluminio, il presidente firma oggi il decreto che infligge sulle importazioni dall'estero un dazio doganale del 25% per il primo, del 10% per il secondo. Sceglie di usare l'articolo di legge 232 che si riferisce appunto alla sicurezza nazionale. La giustificazione: quei due metalli vengono usati in molte produzioni di armamenti (aerei militari, navi da guerra, carriarmati e missili), l'America sarebbe vicina a perdere l'autosufficienza, Trump non vuole trovarsi in una situazione in cui la produzione di materiale bellico verrebbe a dipendere da importazioni straniere.
Fin da ieri sera il suo consigliere per il commercio estero Peter Navarro ha anticipato in un'intervista alla Fox News due eccezioni temporanee: Canada e Messico saranno inizialmente esentati da questi dazi pur essendo ambedue grossi esportatori di acciaio negli Usa. La motivazione: quei paesi sono "amici e alleati", ma soprattutto è in corso con loro il negoziato per la revisione del trattato Nafta che regola il mercato unico nordamericano. Dunque Trump vuole usare la minaccia dei dazi come strumento di pressione a quel tavolo negoziale. Almeno per adesso, i produttori canadesi e messicani di acciaio e alluminio sono esentati dalla tassa doganale.

Per quanto riguarda l'Europa, anche qui c'è un'offerta di flessibilità da parte della Casa Bianca, ma più vaga e problematica. Di nuovo entra in ballo la sicurezza nazionale. Quei paesi con cui ci sono alleanze (è il caso della Nato) vengono invitati a offrire a Washington delle opzioni alternative ai dazi, fermo restando che va tutelata la produzione nazionale, l'occupazione, l'autosufficienza a fini di difesa.

Non è chiaro se la Casa Bianca voglia invitare ogni singolo governo europeo ad aprire un tavolo di negoziato bilaterale. Sarebbe impossibile visto che per gli Stati membri dell'Unione europea i negoziati commerciali sono di competenza di Bruxelles.

Sul protezionismo nelle ultime 24 ore c'era stata una profonda spaccatura in seno al partito del presidente. Tra i segnali, la rivolta interna di 100 parlamentari repubblicani, e la dimissione del capo dei consiglieri economici della Casa Bianca, l'ex presidente di Goldman Sachs Gary Cohn. Trump ha liquidato la partenza di Cohn bollandolo come "un globalista", epiteto nel quale alcuni hanno voluto vedere una punta di anti-semitismo. La Cina paradossalmente non è tra i paesi più colpiti dalle ultime misure perché gran parte del suo export di metalli va verso altre destinazioni, asiatiche ed europee.




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