sabato 17 marzo 2018

Foreign affairs



Se levi questi tre trovi l' Europa


Il caso Skripal sta ricompattando gli schieramenti della guerra fredda? Ma neanche per idea, semmai sta riproducendo su basi sempre più evanescenti una Nato vissuta già da un pezzo controvoglia da entrambe le sponde dell' Atlantico. Trump, ma da tempo si mandano simili segnali, vorrebbe che soprattutto i tedeschi ci mettessero i soldi (il loro contributo è 1/4 di quello americano) mentre i tedeschi vorrebbero troppe cose tutte assieme: continuare autonomamente la politica del soft power commerciale, affrancarsi dalla Nato e avere un esercito europeo a basso costo, magari annacquando la "naturale" candidatura francese alla sua leadership. Angelona, appena ricevuta ufficialmente la cancelleria, è volata a Parigi. Il patto renano fra due indecisi e temporeggiatori come Merkel e Macron sta producendo più immobilismo che reattività in uno scenario geoeconomico sempre più turbolento. Il progetto del polo imperialista europeo ha nella sua forma politica la sua strutturale debolezza.


La politica di solito quando fa salti indietro è perché deve nascondere qualcosa di indicibile che ha davanti. Il salto indietro è la surreale Guerra Fredda tra Occidente e Russia. Con un colpo di teatro da macchina del tempo, Regno Unito, Stati Uniti, Germania, una riluttante Francia (e una spiazzatissima Italia) si sono allineati in una dichiarazione di condanna della Russia che ha un solo problema: non ci sono prove che ci sia la manina di Mosca nell'avvelenamento al gas nervino di un'ex spia russa nel suolo dell'isola di Inghilterra. Vladimir Putin e Serghei Lavrov sono decisamente più navigati di Trump, May, Macron e soci e infatti il caso finora ha  prodotto il brillante risultato di rafforzare ancor di più Putin alla vigilia del voto di domenica. La Russia aveva mille occasioni per far secco il doppio giochista Sergei Skripal, farlo sparire e buonanotte a tutti,  perché mai scegliere il modo più stupido e rumoroso? Usare il gas nervino, rischiando di fallire (come è avvenuto) e in un luogo pubblico. Solo un idiota può usare un metodo simile e sperare di non destare l'attenzione delle polizie di mezzo mondo. L'ex Kgb è popolato da sagome che non sanno fare il loro lavoro sporco? Comunque, i fatti sono che Londra e a Washington sono convinti che il mandante di questo macabro e sgangherato killeraggio abiti al Cremlino e dunque i giornali hanno inzuppato il biscotto nella nuova Guerra Fredda, figuriamoci. E l'indicibile in questa storia dove sarebbe? A Est.



 "La guerra è una cosa troppo seria per lasciarla in mano ai militari", disse Clemenceau. Anche ai civili che si improvvisano generali. Il doppio cappello calza perfettamente sulla figura del norvegese laburista Jens Stoltenberg, segretario generale della Nato, al quale andrebbe spiegato che non siamo negli anni Sessanta, non siamo in piena Guerra Fredda e Vladimir Putin gode perfino di una certa popolarità tra gli elettori di quell'Occidente che paga le spese della Nato. Nel Parlamento italiano i partiti che hanno simpatie e rapporti con la Russia rappresentano oltre il 50 per cento dei voti. Sono dettagli che sfuggono a Stoltenberg, il quale, nel pieno della crisi tra Londra e Mosca, incautamente ha piazzato la bandiera della Nato su un caso da Scotland Yard, l'assassinio di un doppio giochista, rivelando così la vera ragione dello scontro in corso, vedere alla voce allargamento a Est e corsa al riarmo. Cosa ha detto ieri il vispo e loquacissimo Stoltenberg? Questo.
  • L'approccio della Nato rispetto alla Russia "rimane fermo, difensivo e proporzionato";
  • "Continueremo a cercare un dialogo significativo con la Russia" che pur "difficile" è "vitale per aumentare la trasparenza e ridurre i rischi";
  • L'uso di un gas nervino nel Regno Unito è stato "il primo uso offensivo di un agente chimico sul territorio dell'Alleanza fin dalla fondazione della Nato;
  • "Tutti gli alleati concordano sul fatto che l'attacco sia stato una chiara violazione delle norme e degli accordi internazionali" e hanno "invitato la Russia a rispondere alle richieste del Regno Unito";
  • Sullo sfondo del caso della ex spia russa "c'è un modello spericolato del comportamento russo che dura da anni";
  • Un atteggiamento che include "l'annessione illegale della Crimea e il supporto militare ai separatisti nell'Ucraina orientale, la presenza militare in Moldova e Georgia contro la volontà di questi paesi";
  • "I tentativi di sovvertire elezioni e istituzioni democratiche e la crescita militare russa dal Nord Europa al Medio Oriente".
  • L'offuscamento della linea "tra guerra nucleare e quella convenzionale" abbassa la soglia per l'uso di armi nucleari da parte della Russia";
  • L'approccio della Nato alla Russia "rimane fermo, difensivo e proporzionato";
  • La politica della Nato non sarà quella di "rispondere con i carri armati ai carri armati russi, con i missili ai missili o con i droni ai droni. Continueremo a cercare un dialogo significativo con La Russia che, pur difficile, è vitale per aumentare la trasparenza e ridurre i rischi".
Si può essere occidentali, atlantisti, ma senza essere presi in giro, caro Stoltenberg? La Nato con la Russia, purtroppo, non ha avuto alcun approccio proporzionato, ma ha perseguito un'espansione a Est, ai confini dell'ex impero russo, che non aveva e non ha alcuna logica sul piano del pensiero strategico (il prossimo avversario sarà la Cina, non la Russia), ma giustifica benissimo l'acquisto da parte dei paesi interessati all'allargamento Nato delle batterie di missili americani e molto altro materiale esplosivo. Stoltenberg potrebbe fornire i numeri di questo business, giusto per aprire un sereno dibattito nell'opinione pubblica europea che sul tema è ampiamente disinformata. Ricordare, tanto per fare un esempio, i sistemi missilistici Aegis (prodotti da Lockheed Martin) piazzati in Romania e in Polonia. Raccontare al pubblico a che cosa servono i missili anti-tank Javelin americani che saranno spediti in Ucraina, una fornitura complessiva di armi e assistenza militare per 47 milioni di dollari. Questo sarebbe l'approccio proporzionato? E in base a quale minaccia concreta, chiara e urgente, l'Europa si sta riarmando?


L'allargamento della Nato ha prodotto l'instabilità che vediamo oggi. È funzionale agli interessi dell'industria della difesa americana,  ma rende l'Europa una polveriera. Le premesse e le promesse non erano queste. Il 9 febbraio del 1990 l'allora segretario di Stato americano James Baker assicurò a Michail Gorbaciov, allora presidente dell'Unione Sovietica (si dissolverà nel dicembre del 1991), che la Nato non avrebbe allargato il suo spazio di un "solo pollice". Quell'assicurazione di Baker non era una chiacchiera, faceva parte delle garanzie chieste da Mosca nella trattativa per il processo di riunificazione delle due Germanie. I documenti storici pubblicati nel dicembre del 2017 dal National Security Archive della George Washington University sono illuminanti. I russi sono stati ingannati. Putin non è uno stinco di santo, ma la strategia occidentale, come ha evidenziato John Mearsheimer in un magistrale saggio su Foreign Affairs, è una provocazione. Quando vai a stuzzicare l'orso nella sua grotta, il minimo che può accadere è che ti dia una zampata. La rivoluzione in Ucraina è stata il volta pagina di questa storia. Quando la Cia ha cominciato a organizzare la rivolta di Kiev, i russi a loro volta hanno preparato le contro mosse. Alla caduta di Yanukovych è seguita l'annessione della Crimea, un "ritorno a casa" avvenuto senza sparare un colpo, mentre in Ucraina la rivoluzione finiva nel sangue e nell'orrore del massacro di Odessa (2 maggio 2014), più di quaranta morti, bruciati vivi durante l'assedio alla Casa dei Sindacati dove si erano rifugiati, circondati da gruppi di neofascisti. Arsi vivi. Mentre la polizia stava a guardare.


Il ritorno della Russia sulla scena mondiale, tema di cui il segretario generale della Nato Stoltenberg si lamenta, è una reazione a due fatti  innescati dalla politica estera americana: l'allargamento della Nato a Est e il ritiro degli Stati Uniti dallo scenario del Medio Oriente e del Nord Africa. Si chiama geopolitica e quando si mischia con la storia dovrebbe insegnare qualcosa. Come ricordava Mearsheimer su Foreign Affairs: la Francia napoleonica, la Germania imperiale prima e quella nazista dopo, quando varcarono il confine incontrarono la risposta durissima della Russia. L'Ucraina era lo stato cuscinetto. Geopolitica. La storia della spia avvelenata nel Regno Unito non è nient'altro che un episodio di uno scenario ben più importante: la Nato ha bisogno di una ragione d'esistere e l'unica che ha è la minaccia russa; l'amministrazione Trump ha tutto l'interesse a sostenere questa posizione, perché mette un paletto di fronte all'inchiesta sul Russia-gate (come può essere collusa con Mosca un'amministrazione che le dichiara guerra?) e sostiene un pilastro fondamentale per la crescita americana (guardare il piano economico di Trump), l'industria della Difesa legata al Pentagono; la Francia pur riluttante non può che allinearsi perché gioca la partita a medio-lungo termine per guidare la Difesa comune europea; la Germania avrebbe fatto a meno di dare una mano a Trump e alla May, ma il surplus commerciale tedesco con Stati Uniti e Regno Unito vale 100 miliardi di euro. La storia della spia non conta niente, ma è un ottimo chiodo per appendere questo quadro. Come si diceva, finché c'è guerra (fredda e calda) c'è speranza.

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