sabato 5 settembre 2015

Se la Cina riprende il suo posto

Articolo edito dal sito di ISPI a commento della sfilata militare commemorativa della fine della guerra sino-giapponese, ad uso e consumo di amici e nemici interni ed esterni della leadership di Xi Jinping . Come dire: dal impero al imperialismo capitalista saltando la parentesi coloniale. Da notare che quando si sale alle vette delle classifiche mondiale riguardanti la potenza sociale sistemica si riscrive facilmente pure la storia, Nanchino compreso.-----------------------------------------


La parata militare del 3 settembre che si è tenuta a Pechino in occasione dei 70 anni della “Guerra di resistenza del popolo cinese contro l’aggressione giapponese e della guerra mondiale contro il fascismo” (questo il nome ufficiale della celebrazione) non ha tradito le attese ed ha rivelato importanti elementi per la politica interna e estera cinese.

Xi Jinping è apparso sul palco della porta Tiananmen vestito con abiti tradizionali e le riprese televise cinesi lo hanno inquadrato mettendo in risalto il suo ruolo di unico leader nazionale. Ne emerge infatti uno scenario da “uomo solo al comando”, confermando l’impressione che Xi Jinping avesse accentrato su di sé la maggior parte dei poteri e superando dunque il paradigma della “leadership collettiva” – condivisione del potere fra i membri del Politburo – sperimentato in particolare durante il decennio di Hu Jintao (2002-2012).


Il momento è cruciale per la politica cinese, e questa parata consente a Xi Jinping di dar prova del proprio potere all’interno del partito. L’estate 2015, infatti, è stata caratterizzata dalla crisi finanziaria cinese, dall’esplosione di un magazzino a Tianjin e dagli effetti della campagna anti-corruzione che ormai si trascina da quasi tre anni, tutti elementi che avevano indebolito l’autorevolezza del presidente. Gli ultimi bersagli della commissione disciplinare erano militari di altissimo grado vicini all’ex-leader Jiang Zemin, ritenuto un’eminenza grigia ostile alle politiche di riforma di Xi Jinping. Sorprendentemente Jiang Zemin e Xi hanno assistito alla parata uno a fianco all’altro, e questo può essere interpretato come un segnale di distensione fra i due, ma soprattutto come segno della capacità di Xi di tenere sotto controllo il partito. La campagna anti-corruzione e le riforme economiche annunciate, infatti, avevano causato parecchi malumori fra i dirigenti cinesi perché erano andate a intaccare rendite economiche consolidate. Anche il rapporto di Xi Jinping con l’esercito era stato messo sotto osservazione dopo che la campagna anti-corruzione si era estesa ai generali, ma il presidente lancia in apertura della parata una campagna di modernizzazione delle Forze armate che prevede una riduzione di 300.000 effettivi in favore di una maggiore professionalizzazione. La giornata di celebrazione inizia per Xi Jinping, dunque, con un partito diviso e un esercito scosso dagli ultimi arresti, ma si conclude con il pieno controllo sulle Forze armate e totale sintonia con il più potente politico cinese dopo di lui (Jiang Zemin, appunto).

Sebbene la parata militare sia stata un’ottima occasione per mostrare il pieno potere del segretario generale all’interno del partito, in realtà gli obiettivi sono soprattutto di politica estera e fanno parte di una strategia portata avanti da Xi fin dalla nomina alla guida del Pcc. Come emerge dal discorso pronunciato da Xi e dalla copertura dei media cinesi, l’obiettivo delle celebrazioni è quello di dare un ruolo alla Cina negli avvenimenti della Seconda guerra mondiale. La Cina viene presentata come uno dei protagonisti del conflitto bellico e le statistiche vengono utilizzate per rafforzare questa tesi. Ai 27 milioni di morti dell’Unione Sovietica, vengono affiancati 35 milioni di vittime cinesi per mano delle forze di occupazione giapponesi. In questo quadro molti hanno sottolineato come il ruolo principale di resistenza al Giappone fosse stato svolto dal Guomindang, il Partito Nazionalista guidato da Chiang Kai-shek poi sconfitto dai comunisti nel 1949. Tuttavia, il tema della ricorrenza è che la Cina era già un attore principale all’interno dello scenario internazionale nella prima metà del secolo, di conseguenza l’attuale accresciuta assertività non va letta come un’azione di revisione dell’ordine globale, bensì come una politica in continuità con la “posizione naturale” cinese sulla scena mondiale. Qui si ritorna al “sogno cinese” e al “ringiovanimento nazionale”. Il riferimento è al cosiddetto “secolo dell’umiliazione” (1840-1949) durante il quale la Cina perde centralità internazionale e sovranità a causa dell’influenza delle nazioni straniere. Una Cina grande potenza nel Ventunesimo secolo non sarebbe dunque una novità e quindi una minaccia all’ordine globale, ma semplicemente una nazione che riacquista il posto che le spetta e che, per di più, ha combattuto dalla parte “giusta” nel conflitto che ha disegnato l’ordine globale dei decenni successivi. Considerazioni del genere potrebbero essere fatte valore nell’ambito del dibattito sulla riforma degli organismi internazionali e, più in generale, nelle discussioni sui nuovi assetti generali alla luce di attori emergenti.

La parata del 3 settembre, dunque, ha consentito a Xi Jinping d’inviare messaggi all’interno e all’esterno. Si è dimostrato capace di risolvere le dispute domestiche rilanciando il piano di riforme e ha segnalato al mondo la potenza militare cinese inserendola in una narrazione coerente con i proclami di crescita pacifica. Agli annunci dovranno però seguire i fatti, altrimenti si correrà il rischio d’incappare nuovamente in incidenti di percorso come la crisi finanziari di questi ultimi mesi. Ancora più difficile sarà convincere il mondo della volontà pacifica della Cina, soprattutto dopo aver fatto sfilare nuove armi dal grande potenziale strategico. Due attori regionali importanti come Giappone e Filippine hanno preferito non presentarsi alle celebrazioni, indicando come le tensioni territoriali nel Mar cinese orientale e meridionale siano destinate a protrarsi a lungo.

Filippo Fasulo, ISPI Research Fellow

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