venerdì 29 luglio 2016

Let's Trump !


Alcuni estratti da un interessante articolo comparso sul ultimo numero di Lotta Comunista. In particolare segnalo la breve e significativa analisi dei flussi elettorali a partire dalla presidenza Nixon. Dedicato al "testimone di Geova della rivoluzione" che si è fatto 5 piani a piedi per portarmelo in cambio del solito misero obolo---


James Baker, 86 anni, dal 1981 al 85 capo dello staff di Ronald Reagan, poi ministro del Tesoro fino all 88, segretario di Stato fino al '92 e infine capo dello staff del presidente Bush sr fino al 1993, vecchio repubblicano che conosce bene i meccanismi di funzionamento del governo, in un' intervista al FT del 3 giugno così si esprime sui candidati presidenziali: "Cosa dicono in campagna elettorale e cosa fanno una volta alla Casa Bianca non sono la stessa cosa. Io non mi preoccupo di chi vince."
 

Caos e necessità.
 
Engels scrive: " Nella natura, dove pure sembra regnare il caso, abbiamo dimostrato da lungo tempo l'esistenza, in ogni campo particolare, di una necessità interna e di una regolarità che si impongono in questa casualità. Ma ciò che è valido per la natura lo è anche per la società". I personaggi politici che ottengono milioni di voti, e Trump ne ha ottenuti 13,3 contro i 10 di Mitt Romney nel 2012, superando il record di 12 milioni di George W. Bush nel 2000, sono catalizzatori di fenomeni sociali. I risultati elettorali di Trump non esprimono solo un generico voto di protesta contro le élite: Trump è nella tradizione americana; la sua storia personale si inserisce nel contesto generale delle culture politiche americane.

Per istinto o per calcolo, contro tutti i media e l'establishment repubblicano, Trump è entrato in empatia con l'elettorato. Nella sua vittoria c'e la casualità della sua personalità, della debolezza degli altri candi­dati, dell'ansietà degli elettori do­po la crisi finanziaria del 2008; tuttavia il caso opera all'interno di caratteristiche storiche della società americana. Dopo aver vinto le primarie Trump ha visto la possibilità di conquistare la Casa Bianca e,  co­me dice Baker nella sua intervi­sta, alIa fine nessun presidente può governare da solo, governa all'interno di un sistema di potere politico ed economico che ha le sue regole di funzionamento.

 In questa prospettiva, Trump è andato a parlare con i grandi saggi del partito repubblicano, appunto Baker ed Henry Kissinger. Il contenuto dell' incontro non si conosce. Trump non è un antisistema, è un prodotto del sistema: dopo aver vinto il voto dei piccoli elettori, cerca il supporto dei grandi elettori del partito, delle persone che hanno un peso nel sistema politico americano. in questo tentativo un ruolo fondamentale lo avrà Paul Mana­fort, capo stratega della campa­gna di Trump e consigliere delle campagne presidenziali di Ge­rald Ford, Ronald Reagan, Geor­ge H.W. Bush, Bob Dole, George W Bush e John Mc Cain.

Nella tradizione di mezzo secolo

Sulla rivista "The Politico" del 22 maggio, l'analista Michael Lind [credo che ci sia un errore sulla fonte, nota mia] fa una considerazione: Trump ha completato i processi elettorali del 1968-80, della maggioranza silenziosa di Nixon e dei democratici per Reagan, direttamente con gli elettori sopra i 65 anni o indirettamente attraverso i loro figli e nipoti. Trump rientrerebbe nel processo di riallineamento  elettorale base delle vittorie di Nixon nel 1968 e 1972 e di Reagan nel 1980 e 84. In questi anni, secondo il giornalista T. White, "finì la coalizione democratica basata sui bianchi del sud con le grandi città del nord" ("The Making of the President", 1972).

Tra il 1968 e il 1980 i bianchi protestanti del sud e i salariati bianchi etnici del nord (irlandesi, italiani, polacchi ungheresi, russi, slavi), prevalentemente cattolici e ortodossi, si spostarono dal Partito Democratico a quello Repubblicano. In modo simmetrico  i protestanti anglosassoni del nord con elevato titolo di studio fecero un percorso inverso, passando al Partito Democratico, involucro nel quale la ricca borghesia democratica urbana dai titoli accademici ha trovato una base elettorale di massa nelle minoranze dei neri, degli ebrei e degli ispanici.

Le vitttorie repubblicane dei decenni passati avevano dentro di loro una forte contraddizione, scrive Lind, perchè non c'era una corrispondenza tra la richiesta dei leader di tagliare la spesa pubblica e gli elettori, fruitori dei benefici sociali federali della Social Security (pensioni) e del Medicare (sanità). Oggi il 68% degli elettori repubblicani sarebbe per la spesa pubblica sociale mentre, ad eccezione di Trump, tutti i candidati repubblicani hanno sostenuto la necessità di tagliarla. Da qui la crisi del partito.

Trump ha espresso il sentimento di una parte consistente degli elettori repubblicani delle primarie e ciò rende difficile ai commentatori inquadrarlo: se da un lato è definito di destra  per la sua enfasi xenofobica contro l'immigrazione e a favore della supremazia bianca, dall' altro sui temi della spesa pubblica sembra più a sinistra del Partito Democratico, e non si distingue da Bernie Sanders.



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