sabato 3 ottobre 2015

La tecnologia che riconosce le emozioni

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La disarmante genuinità della forma merce passa sempre più dalle tecnologie interattive che, vulgata racconta, si piegano docilmente allo specifico umano. E se fosse il contrario? Lungi dall'essere una novità, alla domanda che pongo qualcuno tempo fa rispose così:

[...] In generale, l'individuo non è solo il sostrato biologico, ma - nello stesso tempo - la forma riflessa del processo sociale, e la sua coscienza di se stesso come di un essente-in-sé è l'apparenza di cui ha bisogno per intensificare la propria produttività, mentre di fatto l'individuato, nell'economia moderna, funge da semplice agente della legge del valore. Di qui occorre dedurre, non solo la sua funzione sociale, ma l'intima struttura dell'individuo in sé. Decisiva, nella fase attuale, è la categoria della "composizione organica del capitale" [...] La  modificazione nella composizione tecnica del capitale  si continua negli individui, afferrati e, in realtà, direttamente costituiti dalle esigenze tecnologiche del processo di produzione. Cresce, cosí, la composizione organica dell'uomo. Il lato per cui i soggetti sono determinati in se stessi come strumenti di produzione e non come fini viventi, cresce come la parte delle macchine rispetto al capitale variabile.
La tesi corrente della "meccanizzazione" dell' uomo è ingannevole, in quanto concepisce I'uomo come un ente statico, sottoposto a certe deformazioni ad opera di un "influsso" esterno, e attraverso l'adattamento a condizioni di produzione esterne al suo essere. In realtà, non c'è nessun sostrato di queste "deformazioni", non c'è un'interiorità sostanziale, su cui opererebbero - dall' esterno - determinati meccanismi sociali: la  deformazione non è una malattia che colpisce gli uomini, ma è la malattia della società, che produce i suoi figli come la proiezione bìologistica vuole che li produca la natura; e cioè "gravandoli di tare ereditarie"

Sul tema propongo un articolo di Websim.it che illustra la tecnologia -sviluppata da una start up italiana- che riconosce le emozioni che passano sul viso di uno spettatore di un video ed in tempo reale rimonta la prosecuzione della visione a seconda delle reazioni -che ha letto precedentemente sulla faccia  dell'utente. Che cosa di meglio per customizzare la pubblicità cioè per cogliere appieno le aspettative -non del cliente- ma del Capitale ?-----





Lo stesso derby Milan-Inter, raccontato da un tifoso milanista o da un interista, spesso si sdoppia in due partite diverse, tanto è forte il carico emotivo del narratore.  E l’ascoltatore? Per definizione è “passivo”, così come sono  “passivi” il telespettatore e la persona che guarda fotografie o filmati su Internet. Passivi, si usa dire, ma il termine non è corretto,  perché le reazioni ci sono eccome, e non c’è bisogno di arrivare alle imprecazioni o alle urla di giubilo: in ogni situazione le emozioni affiorano subito sui visi, nella fronte corrugata, nei sopraccigli che si alzano, nei sorrisi o nelle labbra che si piegano a disgusto. 

LA TECNOLOGIA DELLE EMOZIONI

La startup fiorentina Cynny, il cui fondatore e motore è Stefano Bargagni, ha realizzato la nuova tecnologia video rivoluzionaria (Instant Video) che "riconosce" le nostre emozioni facciali , le elabora e mette i dati a disposizione per gli scopi più disparati. Uno studente segue un corso online e ha difficoltà a capire un certo passaggio: la lezione andrà avanti proponendo esempi diversi fino a quando l’espressione dello studente darà il segnale inequivocabile che il concetto è stato afferrato. Guardando un Instant Video lo spettatore si illumina  di fronte a un certo modello di automobile? La pubblicità mirata per questo spettatore ne terrà conto.
Non sono esempi a caso, ma progetti concreti su cui Cynny sta lavorando in collaborazione con il Dipartimento di Ingegneria Biomedica di Firenze per lo sviluppo degli algoritmi di riconoscimento facciale delle emozioni. E ci sono già i primi contatti con importanti gruppi internazionali del settore media e dell’editoria.

L’orizzonte di Cynny non si ferma all’Italia. Per quanto giovane (è nata nel 2013), Cynny è già strutturata con tre società: la capogruppo Cynny spa di Firenze controlla interamente la californiana Cynny Inc. e la rumena Cynny Social Cloud e in più ha una partecipazione del 2% nella Ambedded Technologies di Taiwan.

PRONTO IL LANCIO IN USA DELL’APP CYNNY

Negli Stati Uniti sarà lanciata entro la fine di quest’anno l’app Cynny per smartphone e tablet, L’applicazione permetterà di creare e condividere Instant Video, montati automaticamente dal browser Internet utilizzato dallo spettatore per visualizzarli, con uno sforzo e un numero di operazioni pari a quelli che servono per condividere post e fotografie sui social network o attraverso i canali di messaggistica istantanea.  (Guarda il video:  https://www.youtube.com/watch?v=iNZdBJOT_LE )

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Già dal 2016 Cynny si focalizzerà sulla tecnologia per rendere interattivi gli Instant Video, e cioè in grado di adattarsi alle reazioni emotive di chi li sta guardando. Musica, foto, testi e immagini creati dagli utenti daranno vita a filmati che si modificheranno in tempo reale, registrando le preferenze e le caratteristiche degli spettatori.

“Con la nostra app i contenuti sono di chi li produce, ma la regia è di chi li guarda”, dicono gli uomini di Cynny. Definiscono il prodotto un “Emotional Accelerator” che permetterà di “toccare il cuore” di chi vedrà i video realizzati dagli utenti dell’app. Il video finale, infatti, non sarà mai lo stesso, perché forma e contenuto cambiano per adattarsi in tempo reale ai gusti di chi guarda. Colonna sonora, tipologia di montaggio, effetti speciali: tutto viene generato per offrire la migliore esperienza sulla base delle caratteristiche dello spettatore.
 
EQUITY-CROWDFUNDING PER ALLARGARE L’AZIONARIATO
CYNNY.Stefano.Bargagni.Ceo.22.jpgFondatore e motore dell’impresa è Stefano Bargagni (nella foto a fianco), che nell’economia digitale italiana ha già costruito molto. Nel 1993  a Firenze fondò Chl, una delle prime società al mondo a realizzare l’e-commerce, otto mesi prima di Amazon. Nel 2000 Chl fu quotata in Borsa e Bargagni ne uscì nel 2003 vendendo la sua quota sul mercato. Durante gli anni di Chl il vulcanico Bargagni  ha anche fondato e diretto due start up negli Usa.
Oggi Bargagni è impegnato su due fronti: coordinare il lavoro dei 32 ingegneri che in Romania e in Italia stanno mettendo a punto il prodotto, e raccogliere i fondi per permettere alla start up di proseguire la sua attività.  Negli ultimi 18 mesi ha ottenuto 3 milioni di euro, e adesso punta a raccogliere entro la fine del 2015 altri 1,5 milioni di euro, di cui 1 milione con un’operazione di equity-crowdfunding  sul portale “Investi-re” gestito da Baldi & Partners. 

“Abbiamo avuto l’adesione di investitori di tutti i tipi, da chi ci ha messo 1 milione di euro a chi ha messo 200 euro”, racconta Bargagni, che ha scelto l’equity-crowdfunding per allargare l’azionariato. Oggi i soci sono circa 200 e il fondatore ha diluito la sua quota al 55%. Sulla piattaforma “Investi-re.it” le nuove azioni di Cynny vengono offerte a 27 euro l’una, che corrisponde a una valorizzazione della società di 36 milioni di euro. Sei mesi fa erano state sottoscritte a 24 milioni. Le azioni vengono vendute in lotti minimi di quattro azioni, per un taglio minimo di sottoscrizione di 108 euro.
 
QUANTO VALE CYNNY?

Come si calcola il valore di Cynny, quali sono i dati per valutare l’azienda? “Non abbiamo un business model e per il momento non abbiamo intenzione di farlo , vogliamo restare liberi di potere scegliere di momento in momento verso quale direzione orientare lo sviluppo della società”, Crowdfunding.immaginetta.soldi.jpgspiega Bargagni. Come molte start up internazionali che operano nella condivisione dei contenuti, Cynny si è posta l’obiettivo di raggiungere prima di tutto una vasta base di utenti, grazie alla viralità  del progetto. I fondi raccolti da Cynny servono per finanziare i forti investimenti in Ricerca & Sviluppo e nel marketing,  che punta a diffondere l’app Cynny e i video interattivi soprattutto nel pubblico giovane, dai 16 ai 23  anni.
“Gli esempi di successo a cui ci ispiriamo sono noti a tutti”, dice l’imprenditore. WhatsApp con 51 dipendenti, 31 milioni di dollari di fatturato e 200 milioni di utenti è stata comprata l’anno scorso da Facebook per 19 miliardi di dollari. Instagram nel 2012 è stata comprata per 1 miliardo di dollari: aveva 30 milioni di utenti ma non fatturava nulla, e ancora oggi non ha ricavi.   Snapchat, un’applicazione molto popolare per Android e iPhone che permette agli utenti di scambiarsi foto o brevi video che dopo la visualizzazione si cancellano automaticamente, ha 200 milioni di utenti ed è stata valutata 20 miliardi di dollari.
 La “cosa” più vicina a Cynny, dice Bargagni, è Flipagram, che consente agli utenti di selezionare le foto desiderate e scegliere la musica di sottofondo creando  storie filmate “chiuse” in un video statico (file Mp4) con possibilità di condivisione in privato o con i follower della community di Flipagram, piuttosto che su Facebook, Twitter e WhatsApp.  Flipagram vanta 30 milioni di utenti, è stata recentemente valorizzata 300 milioni di dollari dal fondo di venture capital Sequoia che vi ha investito 70 milioni di dollari.

ARCHITETTURA OTTIMIZZATA PER IL MOBILE E LA CONDIVISIONE 
 
Uno dei principali punti di forza dell’applicazione Cynny è la possibilità di creare dei video con uno sforzo e un numero di operazioni pari a quelli che servono per condividere post e fotografie sui social network o attraverso le app di messaggistica istantanea.
Cynny, spiega il fondatore, opera sul proprio Cloud Storage e questo consente di non penalizzare la memoria del telefono o del tablet dell’utente.  Foto, audio, testi, videoclip e musica vengono trasformati in un video direttamente nel browser dello spettatore, riducendo da 5 a 20 volte la quantità di dati necessaria per la trasmissione dei contenuti ed eliminando i tempi di attesa per visualizzarli: tutto è disponibile in tempo reale. Cynny è multipiattaforma: funziona su qualsiasi dispositivo in cui sia presente un browser (es. smartphone, tablet, PC o smart TV).
 
LA TECNOLOGIA HARDWARE 

CYNNY.mini-server.jpgQuesta nuova forma di produzione dei contenuti è possibile grazie all’infrastruttura software-hardware progettata da Cynny. Alla base di tutto è CYOne, il più piccolo microserver (nella foto) internet al mondo equipaggiato con microprocessori ARM, che lavora in sinergia con un sistema di archiviazione dei dati distribuito (file-system distribuito tag native).
A differenza delle attuali tecnologie presenti sul mercato, l’utilizzo di tanti microserver CYOne anziché di tradizionali PC-server rende l’applicazione più efficiente e scalabile, abbattendo il consumo di energia e i costi di manutenzione. 
 

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