domenica 10 marzo 2019

Surprise index

Stamattina, nella mia personale veloce rassegna stampa dei pochissimi blog che leggo regolarmente, mi ha irritato trovare già affrontati tutti quei temi a cui vagheggiavo dedicare questo post di oggi: transizione verso il nuovo modo di produzione, Algeria - paese verso cui nutro una attenzione storica particolare, ed i sempre più frequenti rumors su un prossimo crash degli high yield corporate bond - segnalato a suo tempo. Tipico arrivare tardi e trovarsi spiazzato.

Va bè, lasciamo stare la malinconia,  e badate a non investire i vostri sudaticci risparmi negli strumenti sbagliati. La ascoltatissima BIS (Bank of International Settlements), dopo IMF e altri, ha lanciato un allarme sulle obbligazioni societarie ad alto rendimento ( e rischio) che per il solo mercato americano valgono un bel mucchietto di dollaroni, somme che hanno del fantasmagorico e a cui il piccolo borghese guarda contemporaneamente con l' occhio scandalizzato e l' acquolina in bocca: 6,4 miliardi di miliardi. Parrebbe che circa 1 di questi 6,4 triliardi di bond societari, alla prima scossa recessiva americana, verrebbe declassato dal rating "investment grade" a "junk".  Se così fosse gli investitori istituzionali dovrebbero venderli perchè per statuto non possono detenerli in portafoglio, dando così la via alla rovinosa slavina del repricing.

Per commentare queste anticipazioni avevo tradotto (prima con google traduttore e poi affinando) un bel articolo di Zerohedge di qualche giorno fa, ma poi mi sono fermato: il dominio è maligno e ti soffia dietro al collo, ciò che  ritieni spontaneo e scontato viene direttamente dal suo cuore oscuro.

Ok, dopo Lehman il panico è sempre lì e giustamente la stampa borghese -specializzata e non- ci marcia e si stira le ugole ad ogni correzione più o meno profonda dei mercati azionari, ad ogni puff che assomiglia allo scoppio di una bolla.

Peraltro in questi warning ricorrenti su questo o quello strumento di debito si usa l' analogia con i subprime immobiliari di 10  anni fa, mentre a mio avviso il mercato finanziario globale oggi è un' altra bestia rispetto allora e il quadro politico molto più tumultuoso: non si potranno ripetere le stesse manovre di easing monetario per metterci una pezza, a fronte di enormi concentrazioni di capitali ancora più interconnessi.

Ho il sospetto che ci sia sotto qualcosa di più strutturale: anche i mercati lo sanno che la giostra sta girando per inerzia, e non hanno nemmeno fatto la fatica di leggersi " Il Capitale". Che tutti gli epifenomeni che li fanno strillare siano riconducibili e riassumibili -pur nel loro temporaneo contraddirsi- in una teoria generale della crisi  neanche lo immaginano.

Quelli che potremmo chiamare "gli avveduti" semplicemente constatano che il ciclo ascendente iniziato dopo il drowdown del 2009 dovrà vedere una fine e una bella pulizia nella vetrina dei prezzi. Utili idioti, quelli che tutto torna prima o poi in equilibrio. Cazzate, del capitalismo finanziario è bello proprio questo suo bruciare ardentemente tutta la benzina che c'è, senza pensare minimamente a tenersi qualche asso nella manica.

Uno fra i tantissimi indici che illustrano lo stato di salute delle borse mondiali si chiama Citigroup Surprise Index e misura lo scostamento in positivo o negativo tra i dati macroeconomici e le attese degli analisti finanziari. Il purosangue o corre come non ci fosse un domani o barcolla come avesse il morbo della mucca pazza. Mi piace tanto il surprise index. Fa niente se la mucca pazza per ora sono io.---

1 commento:

  1. il lunedi il mio umore scende a zero ma il sarcasmo ne guadagna.
    Ricordo di aver letto in un libro la sequente scena:
    ad una parata di banchieri il lutto il popolino iniziò a schernirli dicendo: "ma a voi quanti milioni sono morti !?!"
    chissà come pensano di rifarsi delle perdite che potrebbero avere...

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