Visualizzazione post con etichetta plusvalore assoluto. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta plusvalore assoluto. Mostra tutti i post

sabato 3 novembre 2018

Gli amici del padrone

Le dinamiche che inverano la presunta necessità di funzioni improduttive e classi intermedie sono qui ben illustrate. Si parte per ottimizzare ogni minimo aspetto e superare ogni criticità inerente al completamento del ciclo della valorizzazione e si finisce per invitare al brunch i propri parassiti mettendo nel menù come piatto principale la linfa vitale: il profitto. 

Bisogna aggiungere che in ogni caso il salario giusto, per un padrone, rimane  sempre quello mediamente  più basso e che l' accrescersi della produttività non ricadrebbe comunque in maniera spontanea ad ingrassare le buste paga.---


venerdì 18 novembre 2016

Il tempo di lavoro che si divora la vita




Non si dà vera vita nella falsa

Lo sviluppo delle forze produttive appare giunto al suo capitalistico capolinea ma l'astuzia del Capitale è tale che il general intellect si spreme le meninigi anche gratis per alzare il saggio di profitto- accelerando peraltro la sua stessa sostituzione con l' intelligenza artificiale. Grande è la paura di essere messi da parte, di andare a implementare la già nutrita e concreta moltitudine dei mendicanti metropolitani.

Il reale potere del Dominio non risiede nel comando ma proprio nella Sua società che ha manipolato fin nelle più recondite pieghe con il bastone della necessità e l' imitazione e con la carota della libertà e la distinzione, eppure è proprio in essa che rintracciamo le faglie più profonde del attrito fra il possibile e l' aporia del presente.


Il titolo dato dal collettivo Clash City Workers all' articolo che riproduco dovrebbe essere ribaltato: il tempo al servizio del Capitale è l' unica vita che c'è. Da quando esiste il lavoro salariato, da non intendersi in senso sindacale, la classe dei padroni si compra e usa come meglio crede la vita del lavoratore, fra cui le ore in cui lo spreme come forza-lavoro immediata -di mano o di concetto non ha alcuna importanza. Con il progressivo venire a galla della sostanza sociale e totalitaria del Capitale la vita, il tempo libero e quello di lavoro di ognuno sono categorie comode per l'analisi (che però ci portano a credere che esista un margine che non c'è) ma con sempre maggiore evidenza formali.


Il 4 agosto scorso compare su Bloomberg Businessweek un’intervista a Marissa Mayer, amministratore delegato di una delle più grandi corporation al mondo: Yahoo. Senza tanti giri di parole, la Mayer, già fra i primi dipendenti di Google, ci svela la chiave del successo del gigante statunitense e più in generale di ogni grande impresa: “Il segreto della fortuna delle aziende è quello di avere dipendenti che si impegnano duramente. Si può arrivare a una media di 130 ore alla settimana”. Per anni abbiamo sentito raccontare la storia per cui, nelle grandi società del web 2.0, il lavoro era molto più rilassato: appositi spazi comuni dove prendere una pausa e fare un pisolino, e in Google addirittura la possibilità per i dipendenti di usare un’ora retribuita al giorno (o perfino il 20% del tempo) per dedicarsi a un libero progetto. Ma poi nel 2015 è stata proprio la Mayer a chiarire meglio la faccenda: “I’ve got to tell you the dirty little secret of Google’s 20% time. It’s really 120% time”. Ovvero, quel 20% di tempo era da considerarsi oltre il normale lavoro: straordinari straordinari, semplicemente, non retribuiti. Progetti che poi Google valutava ed eventualmente includeva tra quelli ufficiali. Sono gli stessi Page e Brin, fondatori di Google, ad affermare nel 2014: “Noi incoraggiamo i nostri dipendenti, in aggiunta ai loro regolari progetti, a utilizzare il 20% del loro tempo per lavorare su quello che loro pensano possa fare più bene a Google”, tanto che “molti dei nostri avanzamenti sono avvenuti in questa maniera”, da Google News a Gmail e addirittura il sistema che genera la fetta più grande di profitti per il colosso statunitense: AdSense.  Solo nel 2013 Google ha escluso del tutto la politica del 20%, probabilmente per porre un limite all’eccessivo ritmo di innovazioni che rendeva difficile lo sviluppo organico dei progetti.