
Il notevole dibattere sul rischio di una de-globalizzazione – con lo
sviluppo ei vari populismi a dimostrarlo – trascura un’altra evidenza
altrettanto osservata e tuttavia non apprezzata nelle sue implicazioni:
la crescita dei progetti infrastrutturali nel mondo. Basta soltanto
ricordare il caso della Belt and Road Initiative (BRI) cinese, per averne contezza. La lettura sovrapposta di questi due movimenti, che sembrano in
contrasto, suggerisce un altro schema interpretativo: non sono le
pulsioni de-globalizzanti, che evocano anche il desiderio di nuovi
isolazionismi, a determinare la tendenza prevalente, ma le tensioni di
una nuova globalizzazione emergente. Non meno globalizzazione, con la
spinta populista a far da detonatore, ma l’esatto opposto: più
globalizzazione, ma con nuovi centri di potere. Il sovranismo, quindi,
sta mascherando un nuovo ordine globale policentrico. In questo schema,
gli investimenti infrastrutturali giocano un ruolo da protagonisti, e
non a caso.